Cuffaro, le talpe e il mercimonio della sanità: la Sicilia nel ciclone giudiziario
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Redazione Interno
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Palermo, che non smette di essere il crocevia di storie di potere e di affari opachi, si ritrova ancora una volta al centro di un racconto giudiziario dai contorni netti, dove le intercettazioni dipingono quadri di una quotidianità fatta di scambi poco trasparenti. È in un appartamento di viale Scaduto, luogo noto alle cronache come "casa Cuffaro", che un giorno di aprile dello scorso anno si sarebbe consumato uno di questi passaggi. L’ex presidente della Regione, secondo le ricostruzioni della Procura, avrebbe infatti preso in consegna una somma di denaro, tra i venticinquemila e i trentamila euro, con l’incarico esplicito di girarla a Giovanni Giuseppe Tomasino, direttore generale del Consorzio di bonifica della Sicilia occidentale; una transazione, stando agli atti, giustificata da un secco "per l’amicizia", frase che da sola riassume un intero sistema di relazioni. A beneficiare di questo meccanismo, che legava in modo indissolubile l'erogazione di tangenti all'assegnazione di commesse pubbliche, sarebbero state proprio quelle imprese che godevano dell’appoggio politico dell’esponente di centrodestra.
Le talpe dell'inchiesta
La presunta associazione a delinquere, la cui regia viene attribuita a Totò Cuffaro, non si sarebbe però limitata a gestire il flusso di denaro, ma avrebbe potuto contare su una rete di informatori, vere e proprie "gole profonde" infiltrate in luoghi sensibili. Gli investigatori del Ros, che ne hanno documentato gli incontri sia a Palermo che a Roma, parlano di un carabiniere e, cosa ancor più significativa, di un uomo collocato "molto in alto" all'interno dell'apparato dei servizi segreti; figure le cui posizioni avrebbero garantito al gruppo di essere anticipatamente informato persino sul progredire delle indagini a suo carico, un vantaggio operativo non da poco che delinea un modus operandi sofisticato e pervasivo.
La protesta politica e il sistema sanitario
Proprio mentre le indagini andavano avanti, il Partito Democratico siciliano ha organizzato una manifestazione di protesta davanti all’assessorato regionale alla Famiglia, in via Trinacria, con l’obiettivo dichiarato di "mandare via" quella classe dirigente di centrodestra che, a loro dire, avrebbe "distrutto la Sicilia". Uno striscione che si staglia contro un panorama già scosso da un altro, parallelo, terremoto giudiziario che investe la sanità pubblica regionale. La Procura di Palermo, infatti, ha richiesto quindici misure cautelari – otto delle quali detentive in carcere – nell’ambito di un'inchiesta che svela un articolato meccanismo di tangenti e appalti pilotati tra aziende sanitarie pubbliche e imprese private.
L'architetto del sistema corruttivo
Al centro di questo secondo filone investigativo, battezzato "Sorella Sanità bis", ritorna la figura di Antonino Maria Ninni Sciacchitano, commercialista di Corleone già ai domiciliari per il primo scorso d'inchiesta ed ora destinatario di una nuova richiesta di custodia in carcere. Gli inquirenti lo considerano l'architetto di una fitta rete corruttiva, abile nel muoversi attraverso funzionari compiacenti, imprenditori e una pletora di intermediari, tessendo connessioni che hanno permesso al sistema di prosperare, mostrando la tenacia di certi schemi il cui smantellamento richiede tempo e un meticoloso lavoro investigativo.




