Il Pentagono apre gli archivi sugli Uap: 162 documenti desecretati tra foto delle Apollo e rapporti del 2023
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Redazione Esteri
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L’aspettativa, coltivata per decenni nei corridoi del potere e tra le fila degli appassionati del settore, si è trasformata ieri in una pietra miliare della trasparenza amministrativa. Washington, che spesso ha fatto della segretezza la sua principale linea di difesa, ha invertito la rotta con un gesto dirompente: la pubblicazione, sul sito ufficiale del Dipartimento della Guerra, di 162 documenti riservati riguardanti i cosiddetti Ufo, oggi tecnicamente rinominati Uap (Fenomeni Anomali Non Identificati). Questa iniziativa, che rientra nel programma presidenziale noto come “Presidential Unsealing and Reporting System for UAP Encounters”, rappresenta la prima tranche di un flusso destinato a proseguire nei prossimi mesi, alimentando un dibattito destinato a trascendere i confini della semplice curiosità scientifica per toccare le corde della sicurezza nazionale.
Il materiale rilasciato offre uno spaccato eterogeneo e affascinante della documentazione censita. Se da un lato troviamo fotografie in bianco e nero, scattate durante le epiche missioni Apollo 1 del 1969 e Apollo 17 del 1972, dall’altro emergono testimonianze recenti che sembrano uscite da un rapporto della Guerra Fredda. In particolare, salta all’occhio un dossier del 2023 che raccoglie le dichiarazioni – giurate – di tre squadre di agenti federali; costoro hanno riferito di aver osservato, nei cieli sorvegliati, delle “sfere arancioni” la cui condotta era quantomeno anomala, capaci di rilasciare o lanciare sfere più piccole, di colore rosso vivo. Non mancano, inoltre, rapporti che descrivono oggetti lineari dalla luminosità tale da permettere agli osservatori di distinguere “bande all’interno della luce”, apparsi per pochi secondi nel cielo per poi svanire nel nulla come inghiottiti dal buio.
Le testimonianze degli astronauti e i dossier militari
Un capitolo a parte, che ha catalizzato l’attenzione degli analisti, riguarda le trascrizioni dei dialoghi tra gli equipaggi delle missioni lunari e le basi di controllo. Durante il volo dell’Apollo 17, l’ultima volta che l’uomo ha messo piede sulla superficie selenitica, l’equipaggio – composto da Harrison Schmitt, Eugene Cernan e Ronald Evans – descrisse fenomeni che ancora oggi gli esperti faticano a inquadrare. “Ci sono molti frammenti luminosi e frastagliati che cadono e rimbalzano”, annotava Evans, mentre Schmitt aggiungeva, quasi stupito: “Sembra il 4 luglio fuori dal finestrino di Ron”. A queste osservazioni si aggiungono le perlustrazioni visive di Cernan, che riferì di aver avuto difficoltà a dormire a causa di “lampi brillanti” paragonabili a un treno in corsa; il Pentagono ha chiarito, nelle note ai documenti, che l’astronauta era convinto si trattasse di oggetti fisici e non di mere illusioni ottiche. Anche Buzz Aldrin, a bordo dell’Apollo 11, parlò di una “sorgente di luce molto brillante” che l’equipaggio ipotizzò potesse essere un laser, insieme a strani “lampi” all’interno della cabina che apparivano a distanza di qualche minuto l’uno dall’altro.
Il contesto politico dell’iniziativa “Pursue”
La macchina amministrativa guidata dalla presidenza Trump ha orchestrato questa pubblicazione attraverso una complessa sinergia interagenzia, coinvolgendo non solo il Dipartimento della Guerra ma anche la Nasa, l’Fbi, il Dipartimento dell’Energia e l’ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale. La dichiarazione che accompagna il rilascio dei file, firmata dal Segretario alla Guerra Pete Hegseth, sottolinea come “questi documenti, nascosti per anni dalle classifiche, abbiano a lungo alimentato speculazioni giustificate – ed è ora che il popolo americano li veda con i propri occhi”. L’approccio dell’amministrazione, che ha invitato i cittadini a divertirsi nel “decidere che diavolo sta succedendo”, segna un netto distacco dalle gestioni passate, spesso accusate di aver insabbiato le prove o ridicolizzato i testimoni. Tuttavia, come precisato dal portale governativo, i casi archiviati in questo primo lotto restano ancora “irrisolti”: ciò significa che lo Stato, nonostante le analisi effettuate, non è stato in grado di formulare un giudizio definitivo sulla natura dei fenomeni osservati, sia per mancanza di dati che per l’impossibilità di replicare le condizioni degli avvistamenti.
La natura dei documenti e il programma di trasparenza
Tra le centinaia di pagine rilasciate, emergono anche rapporti provenienti dai teatri operativi militari più caldi, con filmati catturati dai sensori in Siria, Giappone e Nord America che mostrano “oggetti dalla forma ellissoidale” materializzarsi da luci abbaglianti per poi scomparire all’istante. Alcune foto, gestite originariamente dall’Fbi, ritraggono oggetti non identificati librarsi accanto ad aerei militari statunitensi la notte di Capodanno del 1999. Sebbene la pubblicazione sia stata accolta con entusiasmo dai sostenitori della trasparenza totale, l’operazione non fornisce risposte certe sull’esistenza di vita extraterrestre; il Pentagono, già in un rapporto del 2024, aveva dichiarato di non aver mai trovato prove verificate di tecnologia aliena. L’iniziativa “Pursue” è comunque solo all’inizio: le autorità hanno garantito che, nelle prossime settimane, verranno riversati online ulteriori milioni di record, molti dei quali conservati ancora solo in forma cartacea, nella speranza che l’analisi pubblica possa contribuire a fare luce su ciò che, per decenni, è rimasto avvolto nel mistero più fitto.




