Omicidio a San Basilio, la lite per le offese finisce in sangue: “L’ho ucciso a bastonate”
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Redazione Interno
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Il Corpo senza vita di Denis Rabei, cittadino moldavo di 37 anni con passaporto russo, è stato ritrovato nel primo pomeriggio di sabato 21 marzo all’interno di un casolare abbandonato in via Giggi Spaducci, nel dedalo di strade che separa San Basilio dal quartiere Nomentano, alla periferia est di Roma. A renderlo irriconoscibile, un’aggressione feroce: l’uomo, secondo quanto emerso dai primi rilievi della polizia scientifica intervenuta sul posto insieme alla Squadra Mobile, sarebbe stato colpito ripetutamente alla testa e alle gambe con una spranga, ridotto in fin di vita da una sequenza di colpi sferrati con una violenza inaudita che ha provocato una grave emorragia, lasciandolo poi agonizzante tra quelle macerie.
La svolta in poche ore e la confessione del fermato
Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica, si sono concluse in tempi rapidissimi, già nel corso della serata di sabato. Gli investigatori della Squadra Mobile hanno rintracciato e fermato un cittadino romeno, un uomo con qualche piccolo precedente alle spalle, che davanti al pubblico ministero ha reso piena ammissione di responsabilità. “L’ho ucciso io”, avrebbe dichiarato, ricostruendo i momenti concitati che hanno preceduto il delitto. A scatenare la furia omicida, secondo quanto trapelato, sarebbe stata una banale lite, degenerata rapidamente quando i toni si sono accesi per via di offese reciproche rivolte ai rispettivi familiari.
La vittima, tra precedenti penali e un passaporto russo
La vittima, Denis Rabei, non era estranea al giro della giustizia: aveva un paio di precedenti di polizia per reati contro il patrimonio, legati a furti e rapina, un dettaglio che ora gli inquirenti stanno cercando di mettere a fuoco per capire se la lite fosse solo l’innesco di un conflitto più profondo o semplicemente l’esplosione improvvisa di un rancore passeggero. Era in possesso di documenti che gli consentivano di viaggiare con passaporto russo, nonostante la cittadinanza moldava, un particolare che complica il quadro anagrafico ma che non ha rallentato l’identificazione, avvenuta grazie ai documenti trovati addosso al cadavere.
L’intervento della scientifica e i riscontri sul luogo del delitto
Sul posto, in via Giggi Spaducci, sono intervenuti gli agenti del commissariato di zona, la polizia scientifica per i rilievi e il medico legale, che ha effettuato un primo esame esterno sul prima che questo fosse messo a disposizione dell’autorità giudiziaria per il successivo esame autoptico. La salma presentava segni di violenza compatibili con l’uso di una mazza o di un oggetto contundente simile, e la dinamica raccontata dal fermato ha trovato riscontro nelle tracce ematiche e nei reperti raccolti all’interno del casolare, uno di quegli edifici fatiscenti che punteggiano la periferia romana e che spesso diventano teatro di storie di degrado o, come in questo caso, di violenza inaudita. L’uomo fermato resta ora a disposizione della magistratura, in attesa dell’udienza di convalida, mentre gli accertamenti proseguono per definire con esattezza ogni singolo passaggio di quella che, al netto della confessione, resta una vicenda giudiziaria ancora in fase di costruzione.




