Camilla uccisa da un grammo d’eroina: la dose fatale dal pusher di Tor Bella
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Redazione Interno
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Un grammo di eroina, acquistato da uno spacciatore a Tor Bella Monaca, ha segnato il destino di Camilla Sanvoisin, 35 anni, figlia di un noto produttore televisivo e di una ceramista affermata. La giovane è stata trovata senza vita venerdì mattina nella villetta alla Camilluccia, alle porte di Roma, dove viveva con il compagno, Giacomo Celluprica, anch’egli 35enne e ora indagato per la sua morte.
«Era forte, ci siamo fatti un tiro, io sono crollato. Quando mi sono risvegliato, Camilla non c’era più», ha raccontato Celluprica agli investigatori, descrivendo con parole spezzate quei momenti che hanno preceduto il tragico epilogo. La coppia, che condivideva da tempo la passione per gli animali e una vita apparentemente tranquilla immersa nel verde dell’Olgiata, si era lasciata trascinare in una spirale che ha avuto esiti irreparabili.
Giacomo, noto addestratore cinofilo, gestisce una pensione per cani nella quale lavora anche Dimitri, un ragazzo di 19 anni che, come ha confessato, è «distrutto per quanto accaduto». La morte di Camilla ha lasciato un vuoto profondo non solo in lui, ma anche tra chi l’ha conosciuta, una donna che, nonostante le sue battaglie personali, sembrava avere ancora tanto da dare.
Poche ore prima della tragedia, Camilla aveva inviato un messaggio su Whatsapp al padre di una sua amica, morta di malattia lo scorso dicembre. «Sogno spesso la mia amica, a volte è su una collina, c’è il sole. Lei mi dice: Vieni, ti aspetto», scriveva, in un testo che ora assume un significato quasi profetico. Quel messaggio, carico di malinconia e di un dolore mai sopito, è diventato l’ultimo frammento di una vita interrotta troppo presto.
Gli investigatori stanno ricostruendo ogni dettaglio di quella notte, concentrandosi sulle dinamiche che hanno portato all’acquisto della sostanza e alla sua assunzione. La dose, definita «forte» dallo stesso Celluprica, è stata fatale per Camilla, mentre lui, pur sotto shock, è riuscito a sopravvivere.
La villetta alla Camilluccia, un luogo che avrebbe dovuto rappresentare un rifugio, è diventata lo scenario di una tragedia che ha sconvolto non solo chi conosceva la coppia, ma anche chi, da fuori, cerca di comprendere come sia potuto accadere. Giacomo, nonostante il dolore, è già tornato a lavorare con i cani, cercando forse una forma di normalità in un mondo che, per lui, non sarà mai più lo stesso.




