Il caso Claudia Conte e il potere maschile che trasforma gli uomini in vittime presunte
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Redazione Interno
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A poche ore dall’ennesima grana – post referendum – del governo Meloni, in una primavera fredda e senza rondini (qualcuno le ha viste?), esplode il caso che coinvolge la giornalista Claudia Conte e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Lei, in un’intervista a Money, ha rotto un silenzio che lui, invece, ha scelto di preservare con cura maniacale: nessuna dichiarazione, nessuna replica, solo il mandato a un legale per gestire ciò che, almeno per ora, resta avvolto nella nebbia delle “voci da salotto”. È stata proprio una domanda del conduttore Marco Gaetani – “Si vocifera nei salotti…” – a innescare il meccanismo mediatico, a trasformare un sospetto in una vicenda nazionale, a costringere il centrodestra a fare quadrato attorno a Piantedosi con la formula ormai rituale: “vicenda privata”.
Il silenzio come scudo e la promessa di risposte future
Claudia Conte, dal canto suo, si è limitata a chiedere “un po’ di rispetto” e a promettere – in un messaggio ripreso dagli stessi canali che l’hanno vista protagonista – che “parleremo prima possibile, non vi preoccupate, avrete tutte le risposte”. Un’attesa che, nelle intenzioni della giornalista, dovrebbe colmare il vuoto lasciato dalle parole che ancora non ci sono. Nel frattempo, però, il Partito Democratico ha già chiesto alla Rai di fare piena chiarezza sui dettagli delle collaborazioni e dei contratti che legano Claudia Conte all’azienda pubblica. Un fronte, quello dell’opposizione, che prova a spostare l’asse dal piano sentimentale a quello delle eventuali conflittualità d’interesse, anche se dal ministero dell’Interno si negano con decisione favoritismi di sorta.
Il fedelissimo Gaetani e l’ordine di scuderia
Chi ha avuto modo di parlare con Marco Gaetani – il giornalista leccese, definito “fedelissimo di FdI” e, a quanto si dice, profondamente scosso dalla bufera – lo descrive come un uomo chiuso nel silenzio più assoluto. L’ordine di scuderia, in questi casi, è sempre lo stesso: lasciar passare l’onda, non alimentare la polemica, non dare nuove occasioni di esposizione. Gaetani, dopo quella domanda fatale, ha preferito ritirarsi dall’agone mediatico, mentre intorno a lui e a Piantedosi il centrodestra serra le file. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dal canto suo, ha confermato piena “fiducia” nel ministro dell’Interno, senza aggiungere un dettaglio in più su quanto accaduto o non accaduto tra le mura domestiche e quelle professionali.
Il rovesciamento del motto femminista
La lettura che previene nel governo rovescia completamente il famoso motto “il personale è politico”, coniato nel 1970 da Carol Hanisch. Per il centrodestra, infatti, la relazione sentimentale tra Claudia Conte e Matteo Piantedosi – se di relazione si tratta, perché nessuno dei due l’ha mai confermata apertamente – non avrebbe alcuna rilevanza pubblica: sarebbe un affare privato, e come tale andrebbe rispettato. L’opposizione, al contrario, incalza chiedendo trasparenza su ogni incrocio tra i compensi della giornalista e le sue frequentazioni con chi siede al Viminale. Resta, intanto, il mistero più profondo: perché Claudia Conte ha parlato? Perché ha scelto proprio quel momento, quell’intervista, quelle parole che sembravano volutamente criptiche? E perché, subito dopo, si è richiusa in un riserbo che sa di tattica processuale più che di confessionale mediatico?




