Scandalo scommesse in Turchia, arrestati arbitri e dirigenti
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Redazione Sport
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Un'operazione giudiziaria di vasta portata, coordinata dalla procura di Istanbul, ha scoperchiato un presunto sistema di scommesse illegali e manipolazione dei risultati che avrebbe insidiato il campionato turco di calcio, portando all'arresto di diciannove persone in un colpo solo. L'indagine, che si concentra sulle dinamiche delle ultime cinque stagioni, ha visto le forze dell'ordine eseguire mandati di custodia cautelare in un'azione simultanea che ha coinvolto figure di primo piano del mondo sportivo, i quali sono accusati di aver alterato l'esito delle partite per trarre illecito profitto dalle scommesse. Tra gli arrestati, secondo quanto riportato dalle fonti di stampa locale, figurano sedici arbitri, un numero che sottolinea la gravità delle accuse e la profondità della presunta penetrazione del malaffare all'interno dell'organismo stesso che dovrebbe garantire l'imparzialità del gioco.
La lista dei destinatari dei provvedimenti restrittivi include nomi di notevole rilievo, come il presidente del club Eyüpspor, Murat Özkaya, e il proprietario del Kasımpaşa, Turgay Ciner, ai quali si aggiunge l'ex presidente Fatih Saraç; a loro viene contestato il reato di "influenzare il risultato della partita". Sebbene le autorità, in una fase così delicata, abbiano preferito diffondere soltanto le iniziali degli indagati per rispetto delle procedure, l'identità di alcuni di essi è comunque emersa, dipingendo un quadro in cui i confini tra gestione sportiva e affari illeciti appaiono labili. La magistratura sta cercando di ricostruire le intricate connessioni tra i soggetti coinvolti, i quali, stando all'accusa, avrebbero agito in concerto per piegare lo svolgimento delle gare ai propri interessi privati.
L'origine delle indagini, che hanno assunto dimensioni così ampie da coinvolgere centinaia di soggetti sottoposti a scrutinio, risale a una formale denuncia presentata dal presidente della federazione calcistica turca, il quale, al termine di un'indagine interna, ha portato alla luce dati allarmanti. È emerso, infatti, che un numero consistente di arbitri, trecentosettantuno per l'esattezza, possedeva un conto su piattaforme di scommesse, e che di questi, centocinquantadue risultavano essere utenti attivi con movimenti finanziari rilevanti. Questa scoperta ha innescato le successive e più approfondite indagini della procura, le quali hanno progressivamente allargato il proprio perimetro fino a includere, oltre ai direttori di gara, anche dirigenti e imprenditori legati al calcio, sospettati di essere gli organizzatori del giro.




