L'Inter di Chivu, tra gioco brillante e errori difensivi che si ripetono
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Redazione Sport
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Perdere a Madrid, dopo aver condotto un match di alto livello per novantatré minuti, costituisce un esito di una crudeltà innegabile, un colpo che va ben oltre la semplice delusione sportiva. Sebbene la squadra abbia mostrato frammenti di un calcio intenso e, in alcuni frangenti, persino brillante, è sotto gli occhi di tutti che, nella fase difensiva, qualcosa di sostanziale non funzioni come dovrebbe. E non si tratta di un dettaglio isolato, bensì di un fenomeno che, in questa stagione, continua a ripresentarsi con una certa insistenza, minando la solidità di un collettivo che pure possiede talento in abbondanza.
Il crollo nei minuti decisivi
L’episodio del corner decisivo, quello che ha regalato la vittoria all’Atletico Madrid, ne è la dimostrazione più lampante. Come ha sottolineato un’analisi, “nei primi sei corner dell’Atletico la squadra schierata a zona ha contenuto come si dovrebbe sempre fare, sul settimo al 93’ la testa era evidentemente altrove”. Nessuno, infatti, sembra essersi accorto dell’arrivo prorompente del centrale uruguaiano, lasciandogli lo spazio necessario per decidere l’incontro. Un’anima d’acciaio, quella dei madrileni, che nel proprio stadio ha vinto la dodicesima gara delle ultime tredici in Champions League, un dato che spiega da solo la gravità della leggerezza interista.
Un pattern che affiora nei big match
Esclusa la vittoria contro la Roma, infatti, nelle partite più attese e cariche di pressione sono arrivate quasi esclusivamente sconfitte. Il derby di domenica scorsa, che l’Inter avrebbe potuto vincere, e la notte madrilena seguono uno schema simile: una prestazione di livello, piene di occasioni create ma non concretizzate, seguite da un crollo nei momenti finali. Un pattern che porta a riflessioni amare, come quelle che si leggevano sul volto del capitano Lautaro, uscito dal campo scuotendo la testa prima del termine. C’è chi, osservando la situazione, ha rievocato le parole di un giocatore il quale ammise che, a volte, neppure loro sanno se incutano più paura agli avversari di quanta ne abbiano loro stessi.
La necessità di una riflessione interna
La sconfitta subita allo scadere, quindi, non può essere liquidata come semplice sfortuna, una narrazione che comincia a mostrare crepe evidenti. La zuccata di Gimenez ha semplicemente punito ancora una volta una disattenzione collettiva, aggiungendo un nuovo, preoccupante capitolo a un momento già complicato. La partita, che poteva e forse doveva essere chiusa in precedenza, si è trasformata in un’altra occasione persa, lasciando la squadra con nuovi dubbi e facce scure. Il ritorno a Milano, conseguentemente, porta con sé il peso di una riflessione obbligata per il tecnico, la quale non può prescindere dall’analisi di quegli errori difensivi che, ripetendosi, rischiano di vanificare molto del buon lavoro prodotto nel resto del campo.




