L'Iran sospende i negoziati con gli Usa per le mosse di Israele in Libano. Trump: "Non mi interessa"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La diplomazia, si sa, è spesso la prima vittima della guerra. E l’intreccio, già di per sé complesso, delle mediazioni in corso in Medio Oriente ha subìto nelle ultime ore una brusca battuta d’arresto.

L’Iran, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Tasnim – organo vicino al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica – ha infatti deciso di interrompere i colloqui mediati con gli Stati Uniti. La ragione, a dirla con le parole della stessa fonte, risiede nella "continuazione dei crimini del regime sionista in Libano". dire +2

Una condizione, quella libanese, che Teheran considera parte integrante e inderogabile delle precondizioni per il cessate il fuoco; un accordo, quest’ultimo, che a giudizio dei vertici iraniani risulta ormai "violato su tutti i fronti".

Di conseguenza, la squadra negoziale iraniana ha optato per la sospensione non solo dei dialoghi, ma anche dello scambio di bozze testuali attraverso i paesi intermediari, tra i quali figura principalmente il Pakistan. agenziagiornalisticaopinione +2

La reazione a due velocità della Casa Bianca

La Casa Bianca, dal canto suo, ha replicato mostrando un approccio quanto meno bifronte. Da un lato, in una intervista rilasciata a CNBC, il presidente Donald Trump ha liquidato la notizia con una certa, e plateale, noncuranza: "Non mi interessa se sono finiti.

Non me ne può fregare di meno", ha dichiarato, definendo per giunta i negoziati come "noiosi". Una posizione, la sua, che sembrerebbe suggerire una volontà di attendere tempi migliori – "andare in silenzio sarebbe una buona cosa" – senza alcuna pressione immediata su Teheran. euronews +2

Dall’altro lato, però, e a distanza di pochi minuti, il presidente ha utilizzato il suo social network, Truth Social, per annunciare una telefonata "molto proficua" con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, dalla quale sarebbe scaturita un’intesa di massima per fermare l’escalation in Libano: "Nessuna truppa andrà a Beirut – ha garantito Trump – e tutte le truppe che erano in marcia sono già state respinte". agenziagiornalisticaopinione +2

Un braccio di ferro tattico tra gli alleati

La mossa del tycoon, che nel frattempo ha sostenuto di aver avuto una "ottima telefonata" persino con gli stessi rappresentanti di Hezbollah (raggiunti tramite "rappresentanti di alto livello"), sembra configurarsi come un tentativo di scavalcare l’Iran, assicurando una tregua sul campo libanese mentre il tavolo diplomatico più ampio salta.

Un azzardo, questo, che tuttavia getta luce sulle frizioni esistenti tra Washington e il suo alleato storico. dire +2

La decisione di Netanyahu di intensificare i raid – culminata con l’ordine di colpire la roccaforte di Hezbollah nel quartiere Dahieh di Beirut – ha di fatto innescato la reazione a catena che ha portato Teheran a chiudere i battenti.

L’amministrazione Trump, pur sostenendo il diritto di Israele alla difesa, pare dunque aver deciso di mettere un freno (almeno tattico) alle operazioni militari israeliane nella zona, temendo forse un collasso totale delle trattative che, nei mesi scorsi, avevano portato a un (seppur fragile) cessate il fuoco ad aprile. dire +2

Le ragioni di Teheran e la posta in gioco

La posizione di Teheran, in questo contesto, si fonda su un assunto tanto semplice quanto inflessibile: la tregua concordata ad aprile con gli Stati Uniti non riguarda solo il fronte diretto tra i due paesi, ma costituisce un "cessate il fuoco a tutti gli effetti, su tutti i fronti".

Ne ha dato conferma il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ribadendo che qualsiasi violazione – come quella che i suoi occhi leggono negli attacchi a Beirut – equivale a una violazione dell’intesa globale. agenziagiornalisticaopinione +2

Per Teheran, la garanzia che Israele fermi la sua offensiva in territorio cedro è la precondizione essenziale per qualsiasi passo avanti, che si tratti della riapertura dello Stretto di Hormuz o del controllo del programma nucleare.

Con la sospensione dei colloqui, quindi, l’Iran non solo protesta contro le azioni belliche di Israele, ma mette alla prova la capacità di tenuta di un presidente americano che, pur ostentando disinteresse, ha scelto di intervenire direttamente per placare il suo alleato. euronews +2

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