Il Toro torna a sognare il 16 maggio: cinquant’anni dopo, all’Olimpico-Grande Torino la partita che celebra lo scudetto di Radice
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Redazione Sport
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C’è un’eco che dal 1976 non si è mai davvero spenta, eppure il 16 maggio prossimo – proprio nel giorno esatto dell’anniversario – diventerà persino più nitida. All’Olimpico-Grande Torino, il campo che quel pomeriggio di primavera vide il pareggio col Cesena valere un titolo insperato, torneranno a calpestare l’erba alcuni di quelli che quel traguardo lo hanno sudato, vinto e poi custodito come un segreto di famiglia. L’occasione è la “Partita della storia”, un evento benefico organizzato per festeggiare i cinquant’anni dall’ultimo scudetto granata, quello del 1975/76, quando Luigi Radice – da molti ancora indicato come l’artefice silenzioso di quella rimonta – plasmò un gruppo capace di ribaltare cinque punti di vantaggio alla Juventus in primavera.
Claudio Sala, capitano di quella formazione, racconta con un sorriso che non cela l’ironia: «Volevamo far giocare qualche minuto a tutti quelli che hanno vinto quello scudetto, poi abbiamo visto le date di nascita e ci siamo detti che non è il caso». Una battuta, certo, ma che pesa come un macigno: il tempo è passato, e molti di quei protagonisti non hanno più l’età per reggere novanta minuti. Resta però la volontà di omaggiarli, uno per uno, magari con una presenza simbolica o una passerella che non richieda sforzi fisici. Sala stesso, del resto, non dimentica il ruolo di Radice («è stato bravo lui a creare quel gruppo»), né l’atmosfera di uno stadio che vide nascere una fiaba calcistica destinata a restare unica: l’ultimo scudetto del Torino, quello che nessuno si aspettava.
Una giornata tra vecchie glorie, musica e solidarietà
L’evento del 16 maggio non sarà soltanto una partita. La società ha predisposto un programma fitto, che spazia dalle esibizioni canore all’incontro vero e proprio tra ex calciatori – non solo quelli del ’76, ma anche altre vecchie glorie granata invitate per l’occasione. I cancelli apriranno alle 13.30, con prezzi popolari: dai 5 ai 10 euro per gli adulti, un solo euro per i bambini. L’intero incasso verrà devoluto a UGI (Unione Genitori Italiani), associazione che ha promosso l’iniziativa insieme all’Associazione Ex Calciatori Granata e al Torino Football Club. Durante la conferenza di presentazione, il direttore operativo del club, Alberto Barile, ha parlato di un progetto «sposato in prima linea anche dal presidente Cairo», ribadendo l’orgoglio della società nel farsi carico di un simile tributo.
Non mancano le incognite, e la più rilevante riguarda il calendario: trovare una data che non interferisca con gli impegni ufficiali della prima squadra o con eventuali altri appuntamenti dell’Olimpico non è stato semplice. Ma la volontà di celebrare il mezzo secolo da quello scudetto – 45 punti in classifica, due in più della Juventus al termine di una rimonta entrata nella leggenda – ha finito per prevalere su ogni ostacolo logistico.
La fiaba granata raccontata da chi l’ha vissuta
Roberto Salvadori, volto noto del giornalismo sportivo torinese, ha ricostruito quella stagione in un racconto dal titolo emblematico: «La fiaba granata, 50 anni dopo». L’estate del 1975 si era aperta con un cambio in panchina, l’arrivo di Luigi Radice, e una rosa che sulla carta non sembrava da scudetto. E invece il campionato prese presto una piega sorprendente, con un gioco corale e una solidità difensiva che fecero la differenza. Il momento decisivo arrivò in primavera, quando i bianconeri – forti di cinque lunghezze di vantaggio – iniziarono a perdere colpi, e il Toro a macinare vittorie su vittorie. Pareggiare con il Cesena all’ultima giornata fu solo la formalità che sancì un titolo già conquistato nelle settimane precedenti.
Oggi, a cinquant’anni di distanza, quel ricordo torna a vivere non come nostalgia fine a se stessa, ma come un pezzo di storia concreta. I protagonisti di allora sono stati contattati uno a uno; chi può, sarà presente. Chi non ce la farà per ragioni di età o salute, verrà comunque ricordato con un pensiero collettivo.
Un’incognita resta, ma lo spettacolo è assicurato
L’unico vero nodo – oltre a quello del calendario, su cui la società sta ancora limando dettagli – riguarda la gestione dei minuti effettivi di gioco. Sala ha scherzato sull’argomento, ma la sostanza è chiara: non si può chiedere a ottantenni di correre per un tempo intero. Si studieranno così ingressi alternati, cambi continui, e magari la suddivisione in più frazioni brevi. Quel che conta, per gli organizzatori, è che lo stadio si riempia di tifosi e famiglie, che l’incasso sostenga Casa UGI (destinataria finale della raccolta), e che il passaggio di testimone tra generazioni avvenga nel modo più autentico possibile. Nessuna retorica, solo fatti: un’iniziativa benefica, una ricorrenza tonda, e un pomeriggio in cui il Toro torna ad abbracciare il proprio passato senza doverlo rimpiangere.




