Pluribus, le location e la sfida umana di Vince Gilligan
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Dopo il clamore planetario di Breaking Bad e il suo prequel Better Call Saul, Vince Gilligan torna a modellare l'immaginario seriale con Pluribus, progetto che, abbandonando i toni cupi del passato, esplora i territori della fantascienza. La nuova serie, il cui primo episodio è già disponibile sulla piattaforma Apple TV+, si distanzia dalle atmosfere note di Albuquerque per costruire un universo distopico, un'operazione resa possibile da un attento lavoro sulle location, che spazia dalle strade reali a set appositamente costruiti. Gilligan, il quale ha sempre mostrato una meticolosa attenzione per l'ambientazione, trasforma anche questa volta luoghi fisici in paesaggi narrativi, conferendo alla storia una texture visiva unica e riconoscibile.
Una dichiarazione d'autore controcorrente
In un periodo in cui l'industria dell'intrattenimento è scossa da un acceso dibattito sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale, Gilligan ha scelto di inserire, con un gesto dal forte valore simbolico, una chiara dichiarazione nei titoli di coda: "Questa serie è stata realizzata da umani". Questa presa di posizione, che suona come un manifesto in difesa della creatività artigianale, delinea i contorni di un autore che, pur cambiando genere, non rinuncia a marcare la propria impronta distintiva. La scelta, che ha inevitabilmente attirato l'attenzione della critica, si pone in netto contrasto con le tendenze in voga, affermando il primato del lavoro umano nella scrittura e nella realizzazione delle immagini.
La trama di un'epidemia paradossale
Il mondo immaginato in Pluribus è sconvolto da un evento inspiegabile: un virus misterioso, il quale si diffonde in modo incontrollato, non provoca sintomi fisici debilitanti ma uno stato di felicità assoluta e uniforme in tutti coloro che ne vengono colpiti. In questo scenario di appiattimento emotivo, l'unica persona immune al contagio è la protagonista Carol Sturka, interpretata da Rhea Seehorn, la cui normalità diventa l'unico punto di osservazione per una realtà ormai alterata. La sua condizione di estraneità, che la rende al tempo stesso vulnerabile e potenzialmente pericolosa, costituisce il nucleo drammaturgico da cui si dipanano le disavventure narrate.
Un futuro già oltre la seconda stagione
Nonostante la serie abbia da poco debuttato, lo stesso Gilligan ha ammesso la possibilità che l'universo di Pluribus possa espandersi ben oltre il ciclo di episodi già in produzione per la seconda stagione, confermata da Apple TV+. L'ideatore, il cui precedente lavoro ha dato vita a un franchise longevo e di culto, sembra dunque avere progettato una narrazione sufficientemente solida e articolata da permettere sviluppi narrativi imprevedibili. La potenziale longevità del progetto suggerisce una complessità di fondo che va al di là della semplice premise iniziale, lasciando intendere che le vicende di Carol Sturka potrebbero riservare molte più sorprese di quante non se ne siano già viste.




