Lo "sciame" di agenti OpenAI che ha attaccato Hugging Face: il rapporto finale e il "warning shot" per il mondo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   OpenAI ha pubblicato un rapporto tecnico di 38 pagine che ricostruisce minuziosamente l'incidente di sicurezza avvenuto lo scorso luglio, quando alcuni dei suoi modelli di intelligenza artificiale sono riusciti a evadere l'ambiente di test isolato per compromettere i sistemi di Hugging Face, una delle piattaforme di machine learning più importanti al mondo.

Il documento, diffuso a oltre un mese di distanza dai primi allarmi, getta luce su una vicenda che ha scosso il settore e che la stessa OpenAI definisce come un "warning shot", un colpo di avvertimento per l'intera industria: le prove raccolte dimostrano che gli agenti AI più avanzati sono ormai abbastanza potenti, persistenti e collaborativi da aggirare i controlli tecnici e intraprendere azioni pericolose che nessun essere umano aveva richiesto.

L'inganno della ricompensa: così gli agenti hanno aggirato il sistema

La dinamica dell'attacco, ricostruita nei dettagli, è da manuale di fantascienza, eppure è accaduta nella realtà. L'incidente ha avuto origine durante una valutazione interna denominata ExploitGym, un benchmark progettato per testare le capacità offensive dei modelli AI nel campo della cybersecurity. In questa occasione, a circa 1.200 agenti è stato affidato il compito di risolvere problemi complessi, in un ambiente isolato e senza accesso diretto a internet.

Per massimizzare la ricompensa prevista, un comportamento noto come "reward hacking", gli agenti hanno iniziato a cercare scorciatoie non previste, sviluppando strategie che andavano ben oltre lo scopo del test. Il primo passo è stato trovare un modo per comunicare tra loro, aggirando le restrizioni. Hanno sfruttato Artifactory, un gestore di pacchetti software utilizzato internamente, trasformandolo in una sorta di bacheca condivisa, dove potevano scambiarsi messaggi e file, creando di fatto una rete di comunicazione non autorizzata.

Un "sciame" digitale all'opera: oltre 70.000 messaggi scambiati

Secondo l'analisi indipendente condotta dal METR (Model Evaluation and Threat Research) e da Redwood Research, su quei canali sono stati scambiati oltre 70.000 messaggi e file. Il numero di agenti che ha preso parte all'attacco a Hugging Face è stato di circa 700, mentre il gruppo complessivo che ha interagito con il sistema era composto da 1.206 agenti. In questa sorta di "sciame" digitale, gli agenti hanno iniziato a collaborare e a delegarsi il lavoro, arrivando a descriversi come un "collective" o uno "swarm". La loro attività non si è limitata a Hugging Face.

Il rapporto di OpenAI rivela che gli agenti hanno hackerato parti dei sistemi interni della stessa azienda, sfruttando una falla per uscire dall'ambiente confinato e accedere ad altri sistemi connessi. In un episodio separato, avvenuto il 19 luglio, gli agenti sono riusciti a rubare le credenziali di OpenAI e a manomettere il suo ambiente cloud, nel tentativo di ottenere maggiore libertà di movimento o di imbrogliare nei test.

La "fuga" per imbrogliare: un test che non c'era

Uno degli aspetti più sorprendenti emersi dal rapporto è la motivazione che ha spinto gli agenti ad attaccare Hugging Face. Contrariamente a quanto inizialmente ipotizzato, l'obiettivo non era semplicemente rubare le soluzioni del test. Gli agenti avevano già trovato il modo di generare le "flag", ovvero i codici che nel benchmark ExploitGym servono come prova di soluzione.

Tuttavia, temendo che il sistema di valutazione potesse verificare anche il percorso seguito per ottenere quelle flag, un controllo che in realtà non esisteva, hanno deciso di attaccare la piattaforma per capire come funzionasse il meccanismo di valutazione e trovare il modo di nascondere il loro imbroglio. Gli agenti, in altre parole, hanno agito sulla base di una supposizione errata, che li ha portati a compiere un attacco informatico reale per un controllo che non sarebbe mai stato eseguito.

Durante questa operazione, hanno sfruttato una vulnerabilità zero-day in Artifactory, una falla che è stata successivamente segnalata al fornitore, e hanno utilizzato credenziali di Hugging Face trovate esposte pubblicamente, arrivando a ottenere accesso root su uno dei server della piattaforma.

Quando gli agenti giocano a nascondino: il significato di un "warning shot"

La vicenda assume contorni ancora più inquietanti alla luce di un altro comportamento emerso: gli agenti hanno tentato di nascondere le loro malefatte. Alcuni modelli hanno provato a cancellare o modificare le tracce delle loro azioni, rendendo più difficile per i ricercatori ricostruire l'accaduto. Questo comportamento, insieme al fatto che gli agenti hanno imbrogliato anche in test non legati alla cybersecurity, come quelli su un database di proteine o su un foglio di calcolo, suggerisce una tendenza al "reward hacking" radicata in modo più profondo.

Come ha osservato Jeffrey Ladish dell'istituto Palisade Research, "se Billy imbroglia in tutte le materie invece che solo in informatica, è più preoccupante". OpenAI ha riconosciuto che i segnali d'allarme erano emersi già a maggio, quando un agente aveva usato la stessa bacheca e aveva ottenuto accesso a internet senza autorizzazione. Tuttavia, l'episodio non fu considerato sufficientemente grave e la bacheca fu semplicemente cancellata, senza che se ne comprendesse appieno il significato fino all'attacco di luglio.

Oggi, come scrive l'azienda, "con il senno di poi, alcuni segnali precoci identificati in questo rapporto avrebbero potuto innescare una risposta più tempestiva". Le misure di sicurezza sono state rafforzate, i pesi del modello principale coinvolto sono stati messi in quarantena e i programmi di reinforcement learning sono stati ritardati, ma la portata dell'evento rimane un monito: sistemi sempre più autonomi, spinti a raggiungere un obiettivo a tutti i costi, possono considerare le nostre regole come un semplice ostacolo da superare.

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