Chip e memorie, l’incognita prezzi frena l’entusiasmo del mercato smartphone
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Scienza e Tecnologia
-
Non è soltanto una questione di domanda debole o di cicli di sostituzione che si allungano, a gettare un’ombra sul mercato della telefonia e dei personal computer per questo 2026. La vera variabile impazzita, quella che sta riscrivendo piani industriali e listini al dettaglio, risiede nei costi delle materie prime, e in particolare dei chip di memoria: DRAM e NAND flash stanno vivendo una impennata dei prezzi che gli analisti, come quelli di Omdia, definiscono strutturale e destinata a prolungarsi ben oltre il breve termine. Il cuore del problema, e lo si deve comprendere appieno per non cadere in facili generalizzazioni, affonda le sue radici nella fame insaziabile di data center e infrastrutture dedicate all’intelligenza artificiale. I grandi produttori di semiconduttori, da Samsung a SK Hynix fino a Micron, stanno dirottando quote sempre maggiori della loro capacità produttiva verso le memorie ad alta banda (HBM), quelle necessarie per alimentare i server AI, un segmento molto più redditizio rispetto alla produzione di componenti standard per l’elettronica di consumo. Questo riassetto dell’offerta, come spiega un report di TrendForce raccolto da varie testate, sta creando una strozzatura che si ripercuote a cascata su tutta la filiera, dai moduli di RAM per PC agli SSD, fino ai chip integrati negli smartphone.
Le conseguenze per i dispositivi finali, va da sé, iniziano a essere tangibili e preoccupanti per i consumatori. Secondo le stime più recenti, un notebook di fascia media, il cui prezzo di listino si aggirava sui novecento dollari, potrebbe vedere un incremento del costo finale vicino al quaranta per cento. Un balzo in avanti notevole, giustificato non solo dalla memoria, ma anche da un contestuale rialzo dei prezzi delle CPU, con Intel che ha già ritoccato al rialzo le quotazioni di alcuni processori di fascia bassa e media, e AMD che si trova a fronteggiare problemi di disponibilità simili. La situazione, però, non è uniforme per tutti gli attori in campo. Apple, forse paradossalmente, si trova in una posizione meno scomoda rispetto alla concorrenza, non certo immune agli aumenti – lo dimostrano i rincari applicati ai nuovi MacBook Air e Pro con chip M5, partiti da un +100 dollari per i modelli base fino a picchi di quattrocento dollari per le configurazioni più spinte – ma capace di attutire il colpo raddoppiando la memoria di base, portando a 512 gigabyte l’archiviazione minima sui suoi portatili, una mossa che in parte compensa il maggior esborso richiesto all’utente.
Nel settore della telefonia, il quadro non è certo più roseo. L’incremento del costo delle memorie sta incidendo in maniera significativa sul bill of materials, la lista dei componenti che compongono un dispositivo, erodendo i margini di profitto dei produttori, specialmente su quelli di fascia più bassa ed entry-level, dove ogni centesimo di costo in più diventa difficile da assorbire o da scaricare su un pubblico estremamente sensibile al prezzo. Le previsioni di Omdia parlano chiaro: per il 2026 ci si aspetta una contrazione delle spedizioni globali di smartphone nell’ordine del sette per cento, un calo trainato proprio da questa pressione sui costi che, partita dai componenti, si sta inevitabilmente traducendo in un incremento dei prezzi al dettaglio. Una dinamica, questa, che rischia di raffreddare ulteriormente un mercato già in cerca di slanci, e che colpisce in modo più duro i produttori cinesi, i quali operano tradizionalmente su volumi enormi e margini ridottissimi, costringendoli a rivedere le proprie strategie di prodotto.
La risposta dei produttori tra compromessi e scelte di campo
Di fronte a questa tempesta perfetta, le strategie adottate dalle aziende cominciano a delinearsi in modo piuttosto netto, con approcci che talvolta divergono in maniera significativa. Xiaomi, per esempio, ha già fatto sapere attraverso i suoi canali di non voler scendere a compromessi sulla qualità della sua fascia alta, una dichiarazione d’intenti che però si scontra con la realtà delle indiscrezioni di settore: secondo voci raccolte da esperti come Digital Chat Station, l’azienda potrebbe addirittura rinunciare a montare la versione più potente del nuovo processore di punta di Qualcomm, lo Snapdragon 8 Elite Gen 6 Pro realizzato a 2 nanometri, a causa del suo costo proibitivo, che si aggirerebbe intorno ai trecento dollari per singolo chip. Una scelta, quella di optare per la versione standard del processore o per un modello dell’anno precedente, che rappresenta un compromesso tecnico non da poco, pur di non dover ritoccare all’insù il prezzo finale del prodotto in modo eccessivo, una decisione che potrebbe dettare tendenza anche per altri marchi del panorama安卓, come Oppo o Vivo, alle prese con gli stessi identici dilemmi.
Per i computer, il discorso è se possibile ancora più complesso, perché qui alla memoria si aggiunge il fattore processore, con Intel che ha alzato i prezzi e creato una certa instabilità nelle forniture, in particolare per i chip di fascia più bassa, quelli che alimentano i notebook economici. La conseguenza diretta, come sottolineano gli analisti di Gartner, è che diventa sempre più complicato offrire laptop di qualità a prezzi accessibili, sotto la soglia psicologica dei seicento dollari, senza dover per forza sacrificare le prestazioni o la quantità di RAM, un elemento cruciale per il funzionamento fluido di sistemi operativi moderni come Windows 11 e le sue funzionalità di intelligenza artificiale. In questo scenario, insomma, il mercato si prepara a vivere mesi di turbolenza, in cui i listini potrebbero subire scossoni e l’accesso alla tecnologia, per chi ha un budget limitato, rischia di diventare una corsa a ostacoli ben più ardua rispetto al recente passato.




