Aiuti umanitari bloccati a Rafah, mentre a Gaza si moltiplicano le criticità

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una lunga colonna di camion, stipati di beni di prima necessità, attende inutilmente di varcare il confine, in una sospensione delle operazioni che grava sulla popolazione stremata. L'ufficio del premier israeliano Benjamin Netanyahu ha motivato la decisione, che priva la Striscia di rifornimenti fondamentali, con il "mancato rispetto dell'accordo di cessate il fuoco da parte di Hamas". Una riapertura, come si legge nelle dichiarazioni ufficiali, "verrà presa in considerazione sulla base della misura in cui Hamas rispetterà la sua parte nel restituire gli ostaggi morti e nell'attuare il quadro concordato", facendo così del passaggio di aiuti una leva negoziale in un contesto già estremamente fragile.

Un quadro umanitario in lento, parziale miglioramento

Nonostante la paralisi al valico, all'interno di Gaza si registrano timidi segnali di ripresa delle attività essenziali. Alcune cucine di comunità, ad esempio, hanno ricominciato a preparare e a distribuire pane e pasti caldi, mentre sui banchi dei mercati sono ricomparsi alimenti che mancavano da due anni. Questi flebili indizi di normalità, tuttavia, non devono trarre in inganno: la fame e la carestia, che si erano impadronite del territorio, sono tutt'altro che scongiurate, così come il pericolo di epidemie, in primis quella di colera, favorito dalla distruzione del sistema idrico e di quello elettrico a causa dei raid.

Le pesanti accuse sulla distruzione degli aiuti

A complicare ulteriormente un quadro già drammatico, si aggiungono le rivelazioni di alcuni soldati israeliani, i quali hanno affermato che migliaia di tonnellate di aiuti sono state deliberatamente "seppellite e bruciate" a Gaza proprio mentre la carestia si acuiva. Secondo quanto riportato da un'emittente israeliana, negli ultimi due mesi l'esercito avrebbe distrutto più di un migliaio di camion carichi di generi di soccorso, inclusi cibo, forniture mediche e acqua in bottiglia. “Abbiamo seppellito tutto e abbiamo persino bruciato alcune cose”, ha dichiarato una fonte militare, gettando una luce inquietante sulla gestione degli approvvigionamenti.

La temporanea riapertura del valico

Dopo un periodo di chiusura, il valico di Rafah ha infine riaperto, permettendo ai convogli umanitari di riprendere il loro viaggio verso la Striscia. Questa decisione, come aveva precisato Netanyahu, era subordinata alla consegna, da parte di Hamas, dei corpi degli ostaggi deceduti, un elemento che continua a tenere le sorti degli aiuti strettamente legate alle dinamiche del conflitto e dello scambio negoziale, lasciando la popolazione in una condizione di perenne incertezza.

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