Affitti brevi, l'Emilia-Romagna approva la sua legge dopo il via libera della Corte
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Redazione Interno
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La regolamentazione degli affitti a breve termine, un tema che per anni ha diviso le amministrazioni locali e il governo centrale, trova ora un nuovo e solido punto di riferimento dopo la sentenza della Corte Costituzionale. Con una pronuncia che ha respinto integralmente il ricorso governativo contro la normativa toscana, la Consulta ha infatti sancito una volta per tutte la piena legittimità costituzionale delle leggi regionali in materia, ridisegnando i confini dei poteri in gioco. È in questo scenario mutato, e dopo un iter parlamentare rapido che ha visto il respingimento di numerosi emendamenti presentati dall'opposizione, che l'Assemblea regionale dell'Emilia-Romagna ha dato il suo via libera a una legge che mira a porre un freno al dilagare delle locazioni turistiche, soprattutto nei centri storici più bersagliati dal cosiddetto "overtourism".
Il modello toscano fa scuola
L'impianto della nuova norma emiliano-romagnola, sebbene con peculiarità proprie, si ispira apertamente al percorso già tracciato dalla Toscana, la regione che per prima ha sfidato le contestazioni del governo sul delicato terreno delle locazioni brevi. La sentenza n. 186 della Corte Costituzionale, la cui portata è sistemica e va ben oltre i confini regionali, ha infatti riaffermato con chiarezza il ruolo centrale che spetta a Regioni e Comuni nella governance di un settore i cui effetti – dalla gentrificazione alla progressiva rarefazione dell'offerta abitativa per i residenti – si manifestano in modo particolarmente acuto a livello locale. Quel precedente, destinato a influenzare le politiche di altre amministrazioni, ha quindi spianato la strada all'approvazione del provvedimento in Emilia-Romagna, arrivata a poche ore di distanza dalla decisione dei giudici costituzionali.
Verso una regolamentazione diffusa
L'onda lunga della sentenza, che ha ridato potere di intervento agli enti territoriali, non si esaurisce certamente con l'azione dell'Emilia-Romagna. Anche in Puglia, per esempio, il neogovernatore Antonio Decaro ha annunciato l'intenzione di esaminare con urgenza un dossier legislativo per regolamentare il settore, concentrandosi in particolare sulle aree a più alta densità turistica dove i fenomeni di trasformazione del tessuto urbano e sociale sono più evidenti. Si delinea, insomma, un movimento coordinato di diverse regioni, le quali – forte del nuovo orientamento giurisprudenziale – stanno elaborando strumenti normativi per governare una crescita spesso incontrollata, bilanciando le opportunità economiche del turismo con la necessità di preservare la vivibilità dei centri urbani per chi ci abita stabilmente.
Il contenuto della norma emiliano-romagnola
Sebbene i dettagli operativi del testo approvato in Assemblea regionale possano variare rispetto al modello originario toscano, la filosofia di fondo rimane comune: conferire ai comuni, soprattutto a quelli più colpiti dalla pressione turistica, una serie di strumenti per limitare, contingentare o indirizzare l'esercizio delle locazioni brevi. Tra questi, si annoverano la possibilità di istituire aree di rispetto nelle quali le autorizzazioni possano essere negate o sottoposte a vincoli stringenti, e l'introduzione di registri specifici per un monitoraggio puntuale del fenomeno. L'obiettivo dichiarato è quello di intervenire laddove il mercato degli affitti a breve termine, lasciato a sé stesso, rischia di stravolgere l'equilibrio di interi quartieri, sottraendo all'uso residenziale un numero crescente di alloggi e alterando in modo permanente il carattere e la funzione sociale degli spazi urbani.
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