Ucraina, Trump e Putin: tensioni diplomatiche mentre il conflitto prosegue
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Redazione Esteri
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Mentre i droni russi colpiscono ancora una volta Kharkiv, centrando un ospedale militare e causando due vittime e almeno trenta feriti, le dichiarazioni incrociate tra Donald Trump e Vladimir Putin riaccendono le polemiche internazionali. L’attacco, avvenuto nelle prime ore del mattino, ha provocato danni ingenti alla struttura sanitaria, già al limite della capacità operativa dopo mesi di bombardamenti. Volodymyr Zelensky, da parte sua, ha ribadito la disponibilità a indire elezioni anticipate già in estate, a patto che si raggiunga un cessate il fuoco.
Trump, intervenendo alla Casa Bianca, ha espresso fiducia nella volontà del leader russo di collaborare per un accordo di pace, affermando di ritenere che Putin "farà la sua parte". Tuttavia, poche ore dopo, il presidente americano ha mostrato irritazione per le ultime dichiarazioni del Cremlino, in particolare per l’ipotesi—avanzata da Mosca—di un’amministrazione transitoria in Ucraina sotto supervisione Onu, definita "inaccettabile". «Sono molto arrabbiato con Putin», ha dichiarato Trump, senza però precisare se questa tensione influenzerà i futuri colloqui bilaterali.
Il Cremlino, dal canto suo, ha preferito smorzare i toni, dichiarandosi «aperto a qualsiasi contatto» con Washington, quasi a voler ignorare le parole infuocate del presidente americano. Mosca, del resto, sembra concentrata su altro: fonti vicine al governo russo parlano di trattative in corso per l’export di terre rare, risorse strategiche per l’industria tecnologica globale, mentre la guerra prosegue senza tregua.
Intanto, la Cina si è detta pronta a svolgere un «ruolo costruttivo» per la pace, senza però entrare nel merito delle proposte concrete. Pechino, da tempo alleata di Mosca, mantiene una posizione ambigua, bilanciando sostegno diplomatico alla Russia con vaghi appelli alla de-escalation.
Sul campo, la situazione resta drammatica. L’offensiva russa nell’est del Paese non accenna a fermarsi, e gli aiuti militari occidentali all’Ucraina, seppur consistenti, non hanno ancora ribaltato le sorti del conflitto. Zelensky, sempre più sotto pressione, insiste sulla necessità di accelerare i negoziati, ma le condizioni poste da Mosca—tra cui il riconoscimento delle annessioni territoriali—rimangono un ostacolo insormontabile.




