Iperammortamento 2026, limite al 105% per l’energia autoprodotta

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ECONOMIA

Redazione Economia Redazione Economia   -   L’iperammortamento 2026 per gli investimenti legati all’autoproduzione energetica da fonti rinnovabili potrà coprire solo impianti con una capacità produttiva non superiore al 105% del fabbisogno energetico della struttura produttiva, calcolato sui consumi medi del 2025.

È una delle indicazioni emerse con la prima firma sul decreto attuativo del nuovo incentivo collegato al Piano Transizione 5.0, atteso dalle imprese dopo mesi di incertezza seguiti all’introduzione della misura nella Legge di Bilancio 2026.

La definizione del limite alla producibilità rappresenta uno dei punti centrali del nuovo impianto normativo e delimita in modo preciso l’accesso al beneficio fiscale.

Secondo quanto riportato nella bozza circolata del decreto, l’investimento agevolabile dovrà quindi essere dimensionato in rapporto diretto ai consumi reali della struttura produttiva. L’obiettivo è evitare che il credito fiscale venga utilizzato per impianti sovradimensionati rispetto alle esigenze energetiche aziendali.

Il parametro del 105% introduce una soglia tecnica che tiene conto di una minima eccedenza produttiva, ma impedisce di includere progetti con capacità significativamente superiori ai consumi medi registrati nel 2025. Restano invece escluse ulteriori estensioni che avrebbero consentito margini più ampi di produzione energetica.

Decreto attuativo e nuove regole per le imprese

Il nuovo Piano Transizione 5.0 sembra ora vicino alla fase operativa dopo la prima firma sul decreto attuativo rivisitato e già bollinato. Tra gli elementi confermati compare l’eliminazione della discussa clausola del “made in Europe”, mentre continuano a restare esclusi i software, compresi quelli in cloud.

Per le imprese interessate all’iperammortamento si profila inoltre un percorso amministrativo più articolato rispetto alle attese iniziali. La bozza del decreto prevede infatti cinque diverse comunicazioni necessarie per accedere all’incentivo e monitorare la spesa collegata agli investimenti agevolati.

Le nuove comunicazioni si aggiungerebbero agli adempimenti già previsti e avrebbero la funzione di seguire l’avanzamento degli investimenti e il corretto utilizzo delle risorse pubbliche. Il decreto ministeriale attuativo introdurrebbe due ulteriori comunicazioni specifiche dedicate proprio al monitoraggio della spesa.

La misura viene letta come un rafforzamento dei controlli sull’intero sistema degli incentivi, in una fase in cui il Governo punta a definire criteri più stringenti per l’accesso ai benefici fiscali collegati alla transizione energetica e tecnologica delle imprese.

Credito d’imposta e sostegno agli esodati del Piano Transizione 5.0

Il Decreto Legge n. 38 del 27 marzo, insieme alle successive modifiche, aveva già confermato il sostegno alle imprese che avevano aderito al Piano Transizione 5.0. Inizialmente il credito d’imposta avrebbe dovuto coprire soltanto il 35% degli investimenti sostenuti dagli esodati del piano.

Con gli ultimi interventi normativi, invece, il beneficio è stato confermato fino a circa il 90% dell’importo teorico spettante. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha comunicato la chiusura di una fase considerata particolarmente complessa del programma, anche se diverse criticità operative rimangono aperte.

Tra i punti che continuano a generare attenzione figurano proprio le modalità applicative dell’iperammortamento 2026, la gestione delle comunicazioni richieste e l’assenza di riferimenti ai software tra gli investimenti ammessi.

Le imprese attendono ora la pubblicazione definitiva del decreto attuativo per conoscere nel dettaglio procedure, tempistiche e requisiti necessari all’accesso agli incentivi.

La definizione del limite del 105% per l’energia autoprodotta rappresenta intanto uno dei primi criteri tecnici chiaramente delineati all’interno del nuovo quadro normativo.

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