Anthropic fa causa al governo Trump per la decisione del Pentagono di dichiararla un rischio per la catena di fornitura

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione, che da settimane oppone la startup californiana di intelligenza artificiale Anthropic al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, si è infine trasferita nelle aule di tribunale. La società, nota per il suo chatbot Claude, ha depositato un ricorso contro l’amministrazione Trump per contestare la decisione, assunta dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, di classificare l’azienda come una minaccia per la catena di fornitura nazionale. Una mossa, quella del Pentagono, che di fatto preclude ad Anthropic la possibilità di continuare a collaborare non solo con l’esercito ma anche con tutti quei contraenti della difesa, e che arriva dopo il fallimento dei negoziati per il rinnovo di un contratto che valeva fino a duecento milioni di dollari. L’azienda, nei documenti depositati presso una corte federale della California e una corte d’appello di Washington, sostiene che il provvedimento sia “senza precedenti e illegale”, configurando una punizione per le proprie posizioni espresse pubblicamente e per il rifiuto di piegarsi a quelle che ritiene richieste inaccettabili.

Uno scontro etico e giuridico sull’uso bellico dell’IA

All’origine della disputa, che ha visto l’intervento diretto del presidente Donald Trump tramite un ordine esecutivo che impone a tutte le agenzie federali di cessare immediatamente l’uso delle tecnologie Anthropic, vi sono i paletti etici che la compagnia della Baia di San Francisco aveva posto come condizione imprescindibile per l’utilizzo dei propri modelli in ambito militare. La società, fondata tra gli altri da Dario Amodei, chiedeva garanzie scritte che la sua intelligenza artificiale non venisse impiegata per operazioni di sorveglianza di massa sui cittadini americani – una pratica, questa, che Anthropic ritiene contrasti con i principi costituzionali – né tantomeno per lo sviluppo e l’utilizzo di armi autonome, ovvero sistemi in grado di selezionare e colpire un obiettivo senza l’intervento diretto di un operatore umano. La posizione dell’azienda, come ha più volte ribadito il suo amministratore delegato, non è quella di accusare il Pentagono di voler effettivamente compiere simili azioni, bensì di esprimere un giudizio di sicurezza sul prodotto: i modelli di IA allo stato attuale, secondo i tecnici di Anthropic, non sono sufficientemente affidabili per essere coinvolti in scenari letali dove il margine d’errore, come un fuoco amico o un’escalation non voluta, è semplicemente inaccettabile.

La replica del Pentagono e l’intervento della Casa Bianca

La replica del Dipartimento della Difesa, guidato da Pete Hegseth, non si è fatta attendere ed è apparsa sin da subito intransigente. Il Pentagono, per bocca del portavoce Sean Parnell, ha dichiarato di non avere alcun interesse nella sorveglianza di massa o in armi completamente autonome, ma ha al contempo respinto con forza l’idea che un’azienda privata possa dettare l’agenda al Dipartimento in materia di sicurezza nazionale. La richiesta, formulata come un ultimatum, era di poter utilizzare il modello Claude per “qualsiasi scopo lecito”, una clausola che Anthropic ha interpretato come una porta aperta per aggirare a piacimento le salvaguardie precedentemente concordate. A rendere ancora più aspra la frattura ci ha pensato il sottosegretario alla Difesa Emil Michael che, sempre sui social, ha accusato Amodei di voler “controllare personalmente l’esercito americano”. La posizione del governo si è irrigidita ulteriormente quando lo stesso Trump, sulla sua piattaforma Truth Social, ha annunciato la rottura definitiva, scrivendo che non avrebbero più fatto affari con Anthropic e concedendo un periodo transitorio di sei mesi per rimuovere i loro sistemi dalle infrastrutture difensive.

La reazione di Anthropic e le implicazioni legali della causa

La decisione di ricorrere alle vie legali rappresenta per Anthropic una scelta obbligata, come dichiarato dallo stesso Amodei in un blog post, dopo che i tentativi di trovare una mediazione si sono rivelati vani e le pressioni si sono fatte sempre più minacciose. La società contesta la base giuridica della designazione, avvenuta ai sensi di una normativa – la Sezione 3252 del Titolo 10 del Codice degli Stati Uniti – concepita per proteggere i sistemi informatici del Dipartimento da interferenze di attori stranieri o competitori ostili, e non certo per sanzionare un’impresa americana in disaccordo contrattuale. L’avvocato di Anthropic, nella memoria difensiva, ha parlato di una campagna di ritorsione contro le opinioni protette dal Primo Emendamento, sottolineando come l’azienda non abbia mai smesso di dichiararsi pronta a collaborare con le autorità, ma non al prezzo di rinnegare i propri principi fondativi. Il contenzioso si preannuncia complesso e potrebbe costituire un precedente fondamentale per regolamentare il rapporto tra il complesso militare-industriale e le big tech dell’intelligenza artificiale.

Il tempismo della mossa e la mossa di OpenAI

A complicare ulteriormente il quadro, già di per sé molto teso, è giunta la notizia, a poche ore di distanza dall’annuncio della messa al bando di Anthropic, di un accordo siglato tra il Pentagono e OpenAI, la società concorrente creatrice di ChatGPT. L’amministratore delegato Sam Altman ha comunicato con soddisfazione l’intesa per dispiegare i propri modelli nella rete classificata del Dipartimento, sottolineando come l’accordo includa proprio quelle garanzie – il divieto di sorveglianza di massa e la responsabilità umana nell’uso della forza – che Anthropic invano aveva cercato di ottenere. Un tempismo, questo, che ha spinto Amodei a parlare, in un memo interno poi filtrato alla stampa e per il quale ha dovuto scusarsi pubblicamente, di comportamento opportunista da parte di OpenAI, accusata di aver approfittato della situazione a proprio vantaggio. Una circostanza che rende ancora più evidente la spaccatura che attraversa la Silicon Valley, divisa tra chi, come Anthropic, prova a tracciare un confine invalicabile e chi, invece, appare più disposto a scendere a patti con le esigenze della macchina bellica statunitense.

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