Morto a 10 anni per una granata: condannato il nonno
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Redazione Interno
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Una condanna a sei mesi di reclusione, con la sospensione della pena, è stata irrogata a Silvio Cesaratto, un uomo di 74 anni, per la morte del nipote Gabriele, che aveva soltanto dieci anni quando la sua vita è stata stroncata dall'esplosione di un ordigno bellico. I fatti, la cui eco continua a risuonare con un dolore lancinante, risalgono a due anni fa e si sono consumati all'interno di un'officina situata in via del Pozzo, a Vivaro, in quella provincia di Pordenone che è stata teatro di una tragedia annunciata. L'esplosione, che le indagini hanno collocato intorno alle 18:45, è avvenuta proprio nel luogo in cui il nonno, appassionato di cimeli, era solito depositare i reperti che raccoglieva, con un gesto che si è rivelato fatale, nell'area del poligono militare dei Magredi.
La dinamica della tragedia
Secondo quanto ricostruito dall'autorità giudiziaria, la responsabilità di Silvio Cesaratto è stata individuata in quella che è stata giudicata come una condotta gravemente imprudente, consistita nel lasciare che il bambino avesse libero accesso a un ambiente dove erano custoditi oggetti di inestimabile pericolosità. La granata da 40 millimetri, che l'uomo aveva portato nella sua officina dopo averla prelevata da una zona militare, è esplosa mentre il piccolo Gabriele, com'è probabile, la maneggiava, trasformando un pomeriggio qualunque in un evento di un'irreparabile crudezza. Il giudice, nel valutare l'intera vicenda, ha riconosciuto il nesso di causalità tra l'azione del nonno e l'esito luttuoso, sottolineando come la mancanza delle necessarie cautele abbia direttamente condotto alla sciagura.
Il percorso processuale
Il procedimento penale si è svolto dinanzi al giudice monocratico del tribunale di Pordenone, il quale ha emesso la sentenza in seguito a una richiesta di rito abbreviato avanzata dalla difesa, affidata all'avvocato Paolo Dell'Agnolo. Questa scelta processuale, che comporta uno sconto di pena in cambio della rinuncia al processo ordinario, non è stata tuttavia condivisa pienamente dal legale, il quale ha manifestato il proprio dissenso rispetto all'esito conclusivo. La condanna per il reato di omicidio colposo, seppur con la concessione della sospensione condizionale della pena, rappresenta il sigillo giudiziario su una vicenda umana segnata da un lutto straziante, che nessuna sentenza potrebbe mai veramente comporre.
Il peso di un gesto
Al di là delle definizioni giuridiche e delle quantificazioni della pena, ciò che permane è il vuoto incolmabile lasciato da Gabriele, la cui esistenza è stata brutalmente interrotta da un oggetto che simboleggia la violenza della guerra e che, in modo paradossale e tragico, ha trovato modo di mietere una vittima innocente a distanza di decenni. L'aver raccolto e conservato quell'ordigno, un'azione forse dettata da una passione o da una leggerezza non ponderata, ha innescato una catena di eventi i cui contraccolpi, soprattutto per i familiari, sono destinati a protrarsi per sempre. La sentenza, dunque, chiude un capitolo giudiziario ma non può, né pretende, di offrire una vera pacificazione per una perdita di tale magnitudine.




