Intossicazione da monossido di carbonio durante una partita di volley: la Procura apre un'inchiesta

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un episodio, quello verificatosi al palatenda comunale di Zafferana Etnea, che ha rapidamente assunto i contorni di una potenziale sciagura, sfiorata per un soffio ma ora al centro delle indagini della magistratura. La Procura di Catania, come confermato dal procuratore Francesco Curcio, ha infatti aperto un fascicolo per fare luce sulle dinamiche che hanno portato all’intossicazione da monossido di carbonio di quindici atlete, impegnate nella partita di pallavolo femminile tra Zafferana Volley e Volley ’96 Milazzo. L’inchiesta, attualmente senza indagati, procede sull’ipotesi di reato di lesioni colpose, mirando a stabilire responsabilità e concatenazioni di eventi che hanno consentito la dispersione del gas letale.

La dinamica dell'incidente e i soccorsi tempestivi

La serata di sabato 6 dicembre, che avrebbe dovuto concludersi con il fischio finale dell’arbitro, si è invece trasformata in una corsa contro il tempo per salvare le vite delle giocatrici. Secondo la ricostruzione pubblicata dalla società ospite, il primo malore ha colpito una pallavolista del Volley ’96 Milazzo, la quale è svenuta in campo per poi riprendere conoscenza dopo qualche istante. Un evento isolato, che tuttavia è stato seguito a brevissima distanza da un altro cedimento, con una seconda atleta che ha accusato giramenti di testa e una marcata difficoltà respiratoria, sintomi inequivocabili che hanno fatto scattare l’allarme generale. L’intervento dei soccorsi, per fortuna solerte, ha permesso di evacuare tutte le donne coinvolte e trasportarle in ospedale, dove otto di loro sono state sottoposte al trattamento in camera iperbarica, mentre le altre sette hanno ricevuto ossigenoterapia al pronto soccorso. Condizioni che, come ha sottolineato con sollievo il sindaco di Zafferana Etnea Salvatore Russo, sono rapidamente migliorate, consentendo la dimissione di tutte le ricoverate.

Le reazioni e il focus sull'impianto di riscaldamento

Proprio le dichiarazioni del primo cittadino, le quali hanno definito la vicenda “spiacevole” ma conclusa “nel migliore dei modi”, stridono con il tono usato dalla società sportiva coinvolta, che non ha esitato a bollare l’accaduto come “inaccettabile”. Un aggettivo che punta il dito, senza mezzi termini, verso le condizioni dell’infrastruttura pubblica e la sua manutenzione. La fuga di monossido di carbonio, come accertato, proveniva infatti dall’impianto di riscaldamento del palasport, un dettaglio tecnico di fondamentale importanza che gli investigatori dovranno analizzare nel profondo. Si tratta di un gas inodore e incolore, spesso definito “killer silenzioso”, la cui presenza in ambienti chiusi e affollati – come una palestra durante una gara – può rivelarsi letale in pochi minuti, circostanza che spiega il commento di chi ha affermato che le atlete “hanno rischiato la vita”.

L'iter giudiziario e le verifiche in corso

Il fascicolo aperto dalla Procura catanese rappresenta ora il perno attorno al quale ruoteranno le verifiche degli specialisti. I tecnici della polizia giudiziaria, su mandato della magistratura, sono chiamati a esaminare lo stato dell’impianto termico, la sua storia manutentiva e le eventuali certificazioni, per tracciare una linea causale che porti all’origine della dispersione. Un lavoro meticoloso, quello che attende gli inquirenti, volto a separare le eventuali negligenze umane da possibili guasti imprevedibili, in un contesto – quello degli impianti sportivi pubblici – dove il nesso tra sicurezza e gestione ordinaria è inderogabile. La rapidità delle indagini, in casi come questi, è essenziale non solo per l’accertamento delle responsabilità, ma anche per ristabilire un clima di fiducia verso strutture che dovrebbero garantire la massima protezione per i loro frequentatori.

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