Naufragio al largo di Portofino, proseguono senza sosta le ricerche del comandante
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Redazione Interno
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Le operazioni di soccorso, che coinvolgono mezzi navali e aerei della Guardia Costiera, continuano incessanti nel tratto di mare antistante il promontorio di Portofino, dove il peschereccio Acquario è affondato nel primo pomeriggio di lunedì 2 febbraio, dopo aver lanciato una richiesta di aiuto poco prima delle 13:30. La dinamica dell'incidente, che ha visto l'imbarcazione imbarcare acqua rapidamente a causa di una falla, si è consumata sotto gli occhi dei soccorritori, i quali hanno raggiunto un'unità già pesantemente sbandata su un fianco. Mentre il giovane mozzo di 28 anni, in un estremo tentativo di salvarsi, si è lanciato in acqua ed è stato recuperato – seppur in stato di ipotermia – il comandante, un uomo di 64 anni, è rimasto a bordo, perdendo ogni contatto con la superficie.
La disperata attesa a terra
Al porto di Santa Margherita Ligure, dove l'atmosfera è carica di apprensione, sono stati allestiti dei punti di supporto coordinati da tre psicologi volontari della SIPEM SoS Liguria, pronti ad assistere familiari e amici del disperso. L'attesa, che si protrae da oltre ventiquattro ore, è scandita dal viavai dei mezzi di soccorso e dal rumore delle eliche dell'elicottero dei Vigili del Fuoco, il quale, insieme alle motovedette, setaccia meticolosamente una vasta area sia in mare che lungo la costa frastagliata. La speranza, sebbene flebile, è che l'uomo possa essere riuscito ad abbandonare il relitto e aver raggiunto a nuoto qualche insenatura del tratto di litorale, notoriamente impervio.
Le indagini sulle cause del sinistro
Parallelamente alle attività di ricerca, coordinate dal Tenente di Vascello Donato Florio, gli accertamenti tecnici per stabilire le cause precise del naufragio sono già avviati, sebbene non si escluda che possano richiedere tempo, anche considerando che l'imbarcazione giace ora sul fondo. Dagli ambienti della pesca, attraverso le parole di Augusto Comes di Confagri Pesca, emerge un quadro di settore spesso costretto ad operare con mezzi non più giovanissimi, mentre Benedetto Carpi, della Cooperativa Pescatori, ha sottolineato il clima di smarrimento che ha colpito l'intero gruppo di lavoro, unito nella preoccupazione per il collega disperso.
Un settore sotto pressione
L'episodio, oltre a costituire una tragedia umana di proporzioni ancora da definire, riaccende i riflettori sulle condizioni in cui opera la piccola pesca costiera, soggetta a rischi quotidiani che, in casi come questi, si rivelano fatali. La rapidità con cui la situazione è precipitata – dalla chiamata di soccorso all'affondamento – non ha lasciato praticamente margine di manovra, ponendo interrogativi stringenti sulla sicurezza in mare, questione che, inevitabilmente, sarà al centro delle successive fasi investigative.




