Jacobs spiato: tre anni di squalifica per il fratello di Filippo Tortu

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Il Tribunale Federale della Fidal ha inflitto a Giacomo Tortu, fratello del velocista Filippo, una squalifica e un’inibizione della durata di tre anni, sanzionando in modo inequivocabile il suo coinvolgimento in una complessa operazione di spionaggio ai danni di Marcell Jacobs, il campione olimpico dei cento metri. La vicenda, che ha scosso l’atletica leggera, affonda le sue radici nel tentativo, orchestrato da Tortu, di acquisire illegalmente informazioni riservate sul rivale, nella speranza di trovare elementi che potessero far pensare a un utilizzo di sostanze dopanti, un’ipotesi che non ha mai trovato alcun riscontro concreto. Per raggiungere il suo obiettivo, si è rivolto a una società di investigazioni privata, la Equalize, e in particolare a un suo ex superpoliziotto, già noto per aver gestito casi di grande delicatezza, il quale avrebbe dovuto occuparsi dell’acquisizione di dettagli sugli esiti di analisi del sangue di Jacobs, un’operazione per la quale era previsto il versamento di una somma di denaro.

La dinamica dell’illecito e la figura dell’investigatore

La sentenza, di primo grado e quindi soggetta a possibili appelli, delinea con precisione i contorni di una condotta considerata gravemente lesiva dell’etica sportiva. Giacomo Tortu, agendo in una sfera di clandestinità, ha cercato di violare la privacy di un collega atleta, tentando di procurarsi documenti medici confidenziali senza alcuna autorizzazione. L’ex superpoliziotto coinvolto, la cui scomparsa per problemi cardiaci è avvenuta pochi mesi fa, portava con sé un bagaglio di esperienze in indagini particolarmente spinose, un fattore che probabilmente è stato valutato nella scelta di ricorrere ai suoi servizi. L’intera operazione è stata condotta alle spalle di Jacobs, il quale, secondo quanto emerso, non aveva alcuna consapevolezza di essere sotto osservazione per motivi tanto pretestuosi.

La reazione dell’organo giudicante e le richieste della procura

Il tribunale, pur avendo optato per una pena severa, non ha accolto la richiesta massima avanzata dalla procura federale, la quale aveva sollecitato la radiazione pura e semplice dell’indagato. I tre anni di squalifica e inibizione rappresentano dunque una sanzione pesante, ma comunque inferiore alla prospettiva di un’esclusione definitiva dall’ambiente sportivo. Questo divario tra la richiesta dell’accusa e la decisione finale del giudice sportivo lascia intendere come, pur nella condanna di un comportamento inaccettabile, si sia voluto considerare alcuni elementi specifici del caso concreto, senza però sminuire la gravità oggettiva dell’azione compiuta.

Le assoluzioni e la posizione degli altri coinvolti

La sentenza ha avuto il merito di tracciare un confine netto tra le responsabilità personali di Giacomo Tortu e la posizione di altri soggetti potenzialmente coinvolti. Suo fratello Filippo, atleta di altissimo livello e compagno di squadra di Jacobs, è stato infatti riconosciuto completamente estraneo ai fatti, non essendo emerso alcun nesso che potesse in qualche modo collegarlo all’iniziativa del familiare. La stessa assoluzione è stata disposta nei confronti della società sportiva Raptors Milano, della quale Giacomo Tortu ricopre la carica di presidente, scagionandola da ogni addebito e lasciando cadere l’ipotesi di una responsabilità diretta o di un clima associativo complice nell’illecito commesso dal suo massimo rappresentante.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.