Genoa-Udinese, la rivincita di Davis e le furie di Marassi: “Siamo noi il top”
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Redazione Sport
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L’analisi del post-partita di Genoa-Udinese, che ha visto i friulani imporsi per 0-2 al Luigi Ferraris, si intreccia inevitabilmente con due piani narrativi distinti ma convergenti: da un lato la concretezza spietata di una squadra, quella di Kosta Runjaic, capace di capitalizzare al massimo le proprie occasioni; dall’altro la frustrazione di un Grifone, guidato da Daniele De Rossi, che si è visto negare dalla sfortuna e dalle decisioni arbitrali ciò che il gioco espresso sembrava avergli promesso. A parlare, subito dopo il fischio finale, sono stati i protagonisti in campo, con Keinan Davis e Christian Kabasele a rappresentare l’anima solida e cinica di un Udinese che sale in cattedra.
Keinan Davis, premiato come Man of the Match dopo aver siglato il gol del definitivo 0-2, non ha nascosto l’entusiasmo per un momento personale che definisce il migliore della sua carriera. L’attaccante, nel corso delle interviste rilasciate ai microfoni di Sky e DAZN, ha voluto sottolineare l’aspetto corale della prestazione, laddove il merito non va cercato solo nella fase offensiva ma nella capacità della squadra di rimanere in partita grazie a un reparto arretrato, quello guidato da Kabasele, che ha retto l’urto nei momenti di maggiore pressione. “I nostri difensori sono stati fondamentali, ci hanno tenuti in piedi – ha spiegato Davis – e quando abbiamo avuto l’opportunità di colpire in avanti, l’abbiamo fatto. È stata una vittoria di squadra”. Le sue parole tracciano il profilo di un gruppo maturo, capace di soffrire senza disunirsi, attendendo il momento propizio per ribaltare l’inerzia di un match che nel primo tempo sembrava essersi incanalato sui binari del predominio locale.
Il discorso di Davis viene amplificato e quasi certificato dalle dichiarazioni del compagno di reparto Christian Kabasele, il quale ha offerto una prestazione difensiva di altissimo livello, caratterizzata da chiusure tempestive e da un’attenzione costante. Kabasele, interpellato sull’andamento della gara, ha ammesso le difficoltà iniziali affrontate dalla sua squadra, specialmente nella prima frazione di gioco quando il Genoa, spinto dal fattore campo, aveva costruito diverse occasioni pericolose colpendo anche due traverse. “Il primo tempo è stato difficile – ha dichiarato il difensore belga – questo stadio dà fastidio a tante squadre, abbiamo sofferto tanto ma con le nostre qualità ne siamo usciti”. La sua analisi si concentra sulla resilienza, sulla capacità di restare in partita nonostante il campo pendesse apparentemente dalla parte opposta.
L’elemento che ha acceso gli animi nel finale, trasformando la sconfitta in un caso dagli strascichi giudiziari, è stato un episodio avvenuto nella ripresa che ha cambiato la “elettricità” della partita, per usare le parole dello stesso De Rossi. L’allenatore del Genoa, pur riconoscendo la prestazione della sua squadra (“Era abbastanza direzionata verso un andamento che mi piaceva”), ha dovuto commentare l’amarezza per un match point sprecato. Il fulcro della tensione, come riportato dalla cronaca del Messaggero Veneto, è stato un episodio da moviola: un rigore inizialmente concesso al Genoa per un contatto in area di rigore, poi revocato dal direttore di gara dopo l’intervento del VAR (Video Assistant Referee). La decisione ha scatenato la reazione veemente della gradinata Sud dello stadio, che ha risposto lanciando oggetti verso i giocatori dell’Udinese mentre questi festeggiavano sotto il settore ospiti. La scena, nel caos successivo, ha visto il capitano del Genoa, Vasquez, inveire furiosamente contro Kabasele e Davis, al punto da richiedere l’intervento del portiere Padelli – veterano con un passato in entrambe le sponde – per placare gli animi e riportare la calma tra i giocatori.
La concretezza dei numeri e il paradosso della prestazione
La statistica che più di ogni altra sintetizza la parabola della partita è quella che arriva dalle pagine del Messaggero Veneto: l’Udinese è riuscita a realizzare due reti con altrettanti tiri nello specchio della porta. Una freddezza chirurgica che ha fatto da contraltare alla sterilità offensiva del Genoa, nonostante la mole di gioco prodotta. De Rossi aveva riproposto la coppia d’attacco composta da Vitinha e Colombo, supportati da una linea mediana che vedeva Messias e Malinovskyi in posizione centrale e Norton-Cuffy adattato sulla corsia mancina. Dall’altra parte, Runjaic aveva ritrovato Solet titolare al centro della difesa, supportando Davis con Zaniolo in avanti in quella che si preannunciava una sfida tattica di alto livello. Ma se il primo tempo aveva visto un Grifone arrembante e sfortunato – con le traverse che hanno negato la gioia del gol – la ripresa ha raccontato una storia diversa, dove il calcio ha premiato chi è stato più spietato.
Kabasele, nel suo intervento, ha voluto spendere parole importanti per il compagno Davis, rivelando come la qualità del numero nove friulano fosse emersa con chiarezza fin dai primi allenamenti. “Lo conosco da tanti anni – ha ricordato Kabasele – e dal primo allenamento mi sono accorto che è di alto livello. È un peccato che salti la prossima partita, ma adesso ci godiamo queste due settimane”. L’accenno alla squalifica di Davis aggiunge un ulteriore tassello alla vittoria, quasi a sottolineare come l’attaccante abbia voluto lasciare il segno prima di una pausa forzata. Per il difensore, l’episodio chiave della partita – quello del rigore negato – è stato liquidato con la serenità di chi sa di non aver commesso irregolarità: “Ero in una posizione naturale – ha spiegato riferendosi al contatto in area – questo è il calcio, è andata bene a noi”.
Le ripercussioni di una serata di fuoco
La tensione esplosa sugli spalti e sul terreno di gioco ha rappresentato il vero spartiacque emotivo di Genoa-Udinese. Quanto accaduto dopo il fischio finale, con il settore dei tifosi friulani bersagliato da oggetti e la lite tra giocatori che ha richiesto l’intervento di Padelli, descrive un clima al limite della sopportazione per una piazza, quella genovese, che vedeva nella vittoria un’occasione per consolidare il percorso intrapreso. De Rossi, nella sua analisi a caldo, aveva cercato di smorzare le polemiche concentrandosi sul lato tecnico, definendo le occasioni non sfruttate come “questione di centimetri” piuttosto che demeriti propri. Eppure, la gestualità di Vasquez e la reazione della Sud rivelano quanto la revoca del penalty sia stata percepita come un torto in grado di alterare l’equilibrio psicologico della gara.
L’Udinese, dal canto suo, esce da Marassi con una vittoria di peso che conferma la crescita di un gruppo capace di interpretare le partite con maturità. Le parole di Davis e Kabasele, con la loro enfasi sul sacrificio difensivo e sulla qualità dei singoli, dipingono lo spogliatoio friulano come un ambiente solido, consapevole dei propri mezzi e poco incline a farsi distrarre dal clima ostile. “Tutta la squadra ha funzionato bene”, aveva detto Davis, un concetto che Kabasele ha sviluppato ricordando come la sofferenza patita nei momenti più concitati sia stata il presupposto necessario per scatenare la reazione vincente. In questo contesto, la figura di Padelli – che ha dovuto dividere i contendenti mentre Vasquez inveiva verso i difensori avversari – assume un valore quasi simbolico, rappresentando quella lucidità che nel caos finale sembrava essere venuta meno.




