Libano, attacco ai caschi blu Unifil: ucciso il parà francese Florian Montorio, l’accusa di Macron a Hezbollah e il cordoglio di Mattarella

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Era l’ultima missione prima del congedo, quella che avrebbe dovuto chiudere un ciclo di sacrifici e lontananza da casa per il sergente maggiore Florian Montorio, il quarantenne paracadutista del 17° reggimento Genio di Montauban caduto ieri in un’imboscata nel Sud del Libano. La pattuglia dell’Unifil, va ricordato, era impegnata nella bonifica di ordigni lungo una strada nel villaggio di Ghanduriyah – un’operazione volta a ristabilire i collegamenti con alcune posizioni isolate della missione – quando è stata fatta oggetto di colpi d’arma da fuoco. Una circostanza, quest’ultima, che ha trasformato una mattinata di routine operativa in un tragico agguato: i primi riscontri sul campo, spiega la stessa missione Onu, indicano che il fuoco proveniva da “attori non statali”, con una chiara attribuzione di responsabilità verso Hezbollah che, a sua volta, ha prontamente negato ogni coinvolgimento.

L’attribuzione dell’attacco, la dinamica dell’agguato e la replica del partito armato sciita

A lanciare l’accusa pubblica è stato il presidente francese Emmanuel Macron, il quale ha scritto senza mezzi termini che “tutto suggerisce che Hezbollah sia responsabile” di quanto accaduto. Una dichiarazione, la sua, che ha immediatamente innescato un rimpallo di responsabilità: i vertici del partito-milizia sciita hanno respinto l’accusa con fermezza, definendola “affrettata” e invitando le autorità libanesi a non emettere giudizi prima del completamento delle indagini. Secondo quanto riportato dal ministero della Difesa francese, l’attacco è avvenuto a distanza molto ravvicinata: il sergente Montorio è stato colpito direttamente da un proiettile d’arma leggera mentre i suoi commilitoni, che hanno tentato invano di rianimarlo, lo hanno subito soccorso sotto il fuoco. Oltre alla vittima, altri tre caschi blu sono rimasti feriti nell’agguato, di cui due in condizioni giudicate gravi.

Il cordoglio di Mattarella a Macron: una lettera di vicinanza tra condanne e solidarietà istituzionale

Dal Quirinale è arrivata una presa di posizione netta, sebbene calibrata sul registro della vicinanza istituzionale. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha scritto personalmente a Macron per esprimere “profondo sgomento” e “il più sentito cordoglio della Repubblica italiana”. Nella missiva – che il capo dello Stato ha voluto rendere pubblica – si legge una condanna senza appello per un “gesto inammissibile” che colpisce una missione definita “fondamentale per la stabilità dell’area” oltre che presidio del diritto umanitario internazionale. L’Italia, lo si ricorda, partecipa da anni alla missione Unifil con un proprio contingente, e la morte del sottufficiale francese ha riacceso i riflettori sulla fragilità di una tregua (quella tra Israele e Hezbollah) che resta esposta a continue violazioni sul terreno.

Le reazioni sul campo, l’indagine in corso e il quadro delle responsabilità

Sul piano investigativo, l’Unifil ha annunciato l’avvio immediato di un’indagine per fare piena luce sulla dinamica. L’attacco è stato condannato anche dal segretario generale dell’Onu, António Guterres, il quale ha parlato di un episodio che rappresenta la terza morte tra i peacekeeper in Libano nelle ultime settimane. “Questi attacchi devono cessare”, ha scritto Guterres, esortando tutte le parti a rispettare la cessazione delle ostilità. Resta intanto il giallo sulla matrice dell’agguato: la zona di Ghanduriyah, nella regione di Deir Kifa, è infatti un’area di tradizionale influenza di Hezbollah -5; e se da un lato la milizia nega ogni responsabilità, dall’altro i fatti sul campo – come la vicinanza alle postazioni isolate e l’uso di armi leggere da parte di “non-state actors” – alimentano le ricostruzioni che puntano il dito contro di essa. La Francia, da parte sua, ha già chiesto alle autorità libanesi di procedere all’arresto immediato dei colpevoli.

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