Ucraina boicotterà l’apertura delle Paralimpiadi di Milano-Cortina, e con lei altre nazioni europee
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Redazione Sport
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La cerimonia inaugurale dei XIV Giochi paralimpici invernali, in programma il 6 marzo all’Arena di Verona, si preannuncia come un evento privo di una parte significativa dei suoi protagonisti, e il motivo, com’è facile intuire, risiede in una decisione del Comitato Paralimpico Internazionale (Ipc) che ha scatenato un’ondata di proteste. L’Ucraina, attraverso il suo comitato nazionale, ha annunciato che i propri atleti non prenderanno parte alla sfilata di apertura, chiedendo anzi che la bandiera gialloblù non venga nemmeno esposta durante la cerimonia, una richiesta, questa, dal forte valore simbolico che mira a sottolineare l’assenza di una delegazione in un momento di celebrazione collettiva -3-8.
La scintilla che ha innescato la reazione di Kiev è la riammissione di atleti russi e bielorussi, i quali gareggeranno non come neutrali, ma sotto le rispettive bandiere nazionali e con i propri inni -2. Si tratta di un contingente composto da dieci atleti – sei russi e quattro bielorussi – che gareggeranno nello sci alpino, nello sci di fondo e nello snowboard, discipline per le quali sono state concesse delle wildcard -1-6. La decisione, come hanno tenuto a precisare dall’Ipc, arriva dopo un iter che ha visto la revoca della sospensione decisa dall’Assemblea generale dell’organismo nel settembre del 2025, un voto che ha coinvolto quasi centottanta membri e che ha di fatto cancellato il regime di parziale neutralità imposto dopo l’invasione del 2022 -1-2.
La reazione indignata di Kiev e il fronte del boicottaggio
La posizione ucraina è stata espressa con una durezza che non lascia spazio a interpretazioni: il Comitato paralimpico ucraino ha parlato di “politica sistemica di lealtà” da parte dell’Ipc verso un paese, la Russia, che continua a rappresentare una minaccia militare per gran parte dell’Europa -8. Nelle note ufficiali si sottolinea come la bandiera russa, che si vorrebbe issare durante i Giochi, sia per l’Ucraina “intrisa del sangue della popolazione civile”, una frase che rende l’idea dello iato incolmabile tra la dimensione sportiva e quella del conflitto in corso -8. E non si tratta solo di una presa di posizione verbale, perché all’appello di Kiev hanno già risposto altre nazioni. La Repubblica Ceca, l’Estonia e la Polonia hanno fatto sapere che si uniranno al boicottaggio della cerimonia veronese, una mossa che allarga il fronte della protesta e isola ulteriormente la scelta dell’Ipc -3.
L’iter burocratico e lo sport che si scontra con la politica
Se la mossa dell’Ipc appare ai più come una scelta politica, il percorso che vi ha condotto è stato invece rigorosamente burocratico e legale. A rendere possibile il ritorno degli atleti con i propri simboli nazionali è stata, in ultima analisi, una vittoria della Russia e della Bielorussia al Tribunale Arbitrale dello Sport (Tas) contro la Federazione Internazionale Sci (Fis) -1-4. La Fis, inizialmente, si era rifiutata di riammetterli, ma la sentenza del Tas ha di fatto obbligato la federazione a consentire loro di accumulare punti nel ranking mondiale, aprendo le porte della qualificazione. Il presidente della Fis, Johan Eliasch, ha commentato la situazione definendola “difficile”, aggiungendo che tutto è stato fatto “secondo le regole” e che è stato applicato un rigido controllo per evitare che gli atleti ammessi abbiano legami con i rispettivi apparati militari -1-4. Un crinale sottile, quello tra l’autonomia dello sport e il contesto bellico, che in questa circostanza ha visto prevalere il diritto sportivo, non senza conseguenze.
La posizione del governo italiano e le pressioni internazionali
Sulla vicenda pesa anche la posizione del governo italiano, che pure aveva espresso contrarietà e spinto per un ripensamento, definendo l’invasione russa incompatibile con gli ideali olimpici -5. Tuttavia, al di là delle dichiarazioni, la macchina organizzativa è ormai in moto e la protesta, per il momento, si sta consumando sul palcoscenico politico e mediatico. Il commissario europeo allo Sport, Glenn Micallef, ha già annunciato che non parteciperà alla cerimonia di apertura, definendo “inaccettabile” la concessione di inviti a chi non si è qualificato e la reintroduzione di inni e bandiere mentre prosegue la guerra di aggressione -10. E mentre il ministro dello Sport ucraino, Matvii Bidnyi, ringrazia ogni ufficiale del “mondo libero” che seguirà l’esempio, la sensazione è che lo sport paralimpico si trovi a fare i conti con una frattura che difficilmente potrà essere ricomposta in pochi giorni -1.




