Oracle licenzia 30mila dipendenti con una mail alle 6 del mattino: «Oggi è il suo ultimo giorno di lavoro»
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Redazione Economia
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Alle sei del mattino, mentre molti dipendenti di Oracle si preparavano ancora ad affrontare la giornata o magari dormivano, i loro smartphone hanno vibrato emettendo un suono che, ormai lo sappiamo, nessuno desidererebbe mai sentire: quello di una notifica email interna. Il messaggio, asciutto e senza appello, recitava una frase che per decine di migliaia di persone avrebbe cambiato radicalmente il presente: «Dopo un'attenta valutazione delle attuali esigenze aziendali di Oracle, abbiamo deciso di eliminare il suo ruolo nell'ambito di una più ampia riorganizzazione aziendale. Di conseguenza, oggi è il suo ultimo giorno di lavoro». In poche righe – e con una brutalità comunicativa che ha dell'incredibile, se si considera la dimensione del colosso – si chiudeva un capitolo professionale per un numero di lavoratori che, secondo le prime stime non ancora ufficialmente confermate dalla società, potrebbe aggirarsi tra i 12mila e i 30mila in tutto il mondo.
Una riorganizzazione lampo per far spazio all’intelligenza artificiale
La decisione, che arriva senza preavviso né alcuna forma di transizione graduale, non è un episodio isolato bensì l’ultimo tassello di una strategia ben precisa: liberare risorse economiche da destinare all’espansione delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Oracle, come altre Big Tech statunitensi che negli ultimi mesi hanno adottato politiche simili, sembra voler sacrificare migliaia di posti di lavoro sull’altare degli algoritmi; lo fa, ed è questo l’aspetto che più stride con ogni logica di mercato tradizionale, in un momento in cui i suoi bilanci non solo sono floridi ma continuano a crescere a doppia cifra. Non c’è alcuna crisi, insomma, a giustificare tagli di questa portata, semmai l’esigenza – spudoratamente dichiarata nella riorganizzazione – di convogliare capitali verso i data center e i modelli generativi.
La geografia dei tagli e il peso delle relazioni trumpiane
I licenziamenti, che secondo le fonti disponibili stanno interessando in particolare le sedi di Stati Uniti, India, Canada e Messico, hanno colpito trasversalmente ruoli tecnici e amministrativi. Un elemento, questo, che rende ancora più difficile per i lavoratori trovare un filo logico nella selezione operata dalla società. E c’è un altro dettaglio non secondario: Oracle, a differenza di altre aziende del settore, gode oggi di una posizione privilegiata negli equilibri politici statunitensi, trovandosi nelle grazie dell’amministrazione guidata da Donald Trump – tornato alla Casa Bianca – che non ha mostrato finora alcuna intenzione di intervenire su pratiche considerate da molti osservatori come socialmente devastanti. Il paradosso, se così si può chiamare, è che proprio mentre l’azienda beneficia di un contesto normativo e fiscale favorevole, sceglie di ridurre il personale con modalità che ricordano più una procedura fallimentare che una riorganizzazione strategica.
Una mail anonima e nessun dialogo: la freddezza della comunicazione aziendale
La scelta di inviare una comunicazione così definitiva all’alba, senza un colloquio preventivo, senza un preavviso dignitoso, racconta molto dello stato attuale dei rapporti tra grandi gruppi tecnologici e forza lavoro. «Oggi è il suo ultimo giorno di lavoro»: una frase che nella sua asettica perfezione formale diventa quasi grottesca, perché spoglia il rapporto di lavoro di qualsiasi residuo di umanità. Non c’è stato un meeting, non c’è stata una telefonata da parte di un superiore; solo una notifica, arrivata mentre fuori era ancora buio, a sancire l’obsolescenza improvvisa di decine di migliaia di professionalità. I sindacati, per quel che si è potuto apprendere, sono stati informati solo a cose fatte, e per molti dei licenziati – specialmente quelli con anni di servizio alle spalle – l’unico modo per scoprire il proprio destino è stato quello di leggere quella maledetta riga. Mentre l’intelligenza artificiale, per la quale tutto questo sta accadendo, continua a essere presentata come il futuro, il presente di migliaia di famiglie è diventato improvvisamente un deserto.




