La sentenza della Consulta sul payback per i dispositivi medici scatena preoccupazioni
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Redazione Interno
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La recente sentenza della Consulta ha riconosciuto la legittimità della norma sul payback per i dispositivi medici. Questa decisione impone una restituzione alle casse dello Stato da parte delle aziende che forniscono il servizio pubblico di quanto superato rispetto al tetto di spesa indicato. La notizia ha scatenato la preoccupazione del comparto che teme gravi effetti economici e occupazionali, in particolare in Emilia Romagna dove c'è un importante distretto produttivo.
Le reazioni delle aziende
Le imprese si ribellano per voce delle associazioni e organizzazioni che le rappresentano, a partire da Confindustria. "La sanità non può essere pagata con i soldi di chi fa impresa", ha dichiarato Massimiliano Boggetti, coordinatore della Commissione sanità di Confindustria Toscana e imprenditore nel campo dei dispositivi medici.
La sentenza della Consulta
La Corte Costituzionale ha confermato la legittimità del cosiddetto Pay-back dovuto dalle aziende fornitrici della sanità pubblica. La sentenza ha rilevato che il payback presenta di per sé diverse criticità, ma non risulta irragionevole in riferimento all’art. 41 Cost. in quanto pone a carico delle imprese un contributo solidaristico, correlabile a ragioni di utilità sociale, al fine di assicurare la dotazione di dispositivi medici necessaria alla tutela della salute in una situazione economico finanziaria di grave difficoltà.
Le conseguenze per le aziende
Dopo la decisione della Corte Costituzionale di avvallare il payback, considerato legittimo se pur con «diverse criticità», le imprese che forniscono dispositivi medici alla Regione (come nel resto d’Italia) sono in escandescenza. Alcune aziende temono di dover chiudere o licenziare, mentre altre cercano di trovare soluzioni per andare avanti. La situazione è complessa e richiede un'attenzione particolare da parte di tutti gli attori coinvolti.




