Dramma a Misterbianco: il tentativo disperato del fratellino di salvare la neonata

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un bambino di sette anni ha assistito, impotente, al gesto estremo della madre che, nella loro abitazione al terzo piano di via Marchese, ha lanciato nel vuoto la sorellina di appena sette mesi. La piccola Maria Rosa, precipitata da un’altezza di oltre dodici metri, non ha avuto scampo, morendo sul colpo per le ferite riportate. Il fratello maggiore, mentre la donna si avvicinava al balcone con la neonata tra le braccia, avrebbe cercato di trattenerla, gridandole: «Mamma, che stai facendo?».

Le indagini dei carabinieri, ancora in corso, ricostruiscono una dinamica agghiacciante, legata a un presunto deterioramento delle condizioni psicologiche della quarantenne, Annamaria Geraci. Fonti investigative parlano di un «rifiuto» progressivo verso la bambina, acuito da una crisi post partum che, secondo alcuni, avrebbe contribuito a scatenare il tragico epilogo. Tuttavia, come sottolineato da esperti interpellati sul caso, è rischioso ridurre l’infanticidio alla sola depressione postpartum, poiché entrano in gioco fattori complessi, spesso radicati in fragilità pregresse.

Quello che emerge con chiarezza è il tentativo disperato del fratellino di opporsi alla madre, un dettaglio che aggiunge strazio a una vicenda già segnata dall’irreparabile. Le sue parole, quelle poche e tremanti, restano l’ultimo, vano appello prima che la donna compisse il gesto. La tragedia, consumatasi nel cuore del centro storico di Misterbianco, ha scosso l’intera cittadina, dove ora si attendono sviluppi giudiziari per chiarire le responsabilità penali e accertare le reali condizioni mentali della donna, attualmente sotto custodia.

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