Vampire Crawlers e Kiln, il dilemma del weekend tra card game e creta
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Redazione Scienza e Tecnologia
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C’è un’atmosfera di dolce assuefazione, di quelle che ti rubano il tempo senza che tu te ne accorga, che aleggia intorno all’ultima fatica di poncle. Dopo aver riscritto le regole della dipendenza ludica con Vampire Survivors, Luca Galante – il cui genio, è bene ricordarlo, non si è mai fermato alla superficie dell’effetto nostalgia – rilancia con Vampire Crawlers, un titolo che, a dispetto del nome, non striscia affatto nell’ombra del predecessore ma anzi, si fa largo a colpi di carte e turni serrati. Il gioco, disponibile da qualche giorno su Xbox Game Pass in contemporanea mondiale, abbandona il caos controllato del bullet hell per un’architettura più riflessiva: è un roguelike a turni che sposa la meccanica del deckbuilding, dove l’estetica pixellosa e retrò (quella stessa che aveva stregato i giocatori di Vampire Survivors) fa da sfondo a un dungeon esplorabile in prima persona. La sfida non sta più nel muoversi per schivare ondate di mostri, ma nel costruire la mano perfetta, combinando carte in scala ascendente per scatenare “combo devastanti” che, promettono gli sviluppatori, possono letteralmente concludere il mondo virtuale in cui siamo immersi.
La corsa all’oro di poncle e il fascino del “Turboturn”
Se poncle era diventata una macchina da guerra del game design indipendente, con Vampire Crawlers dimostra di voler occupare stabilmente una stanza anche nel cuore degli amanti dei giochi strategici a turni. La meccanica principale, ribattezzata Turboturn™, impone un ritmo peculiare: le carte vanno giocate in ordine di mana crescente, e ogni passo moltiplica l’effetto della successiva, creando un crescendo aritmetico che può portare il giocatore a infliggere danni spropositati o a sbloccare catene infinite di effetti. Non mancano le concessioni al fans di vecchia data, come la possibilità di "testate" i forzieri per ottenere potenziamenti o la ricerca di evoluzioni leggendarie delle armi, che trasformano una run apparentemente persa in una passeggiata trionfale. L’interfaccia, volutamente scarna e anni ’90, nasconde una profondità tattica notevole: c’è chi lo definisce un blobber (quel sottogenere di GdR in cui si esplora un labirinto a punti di vista soggettivo), ma la verità è che Vampire Crawlers si inserisce perfettamente in quella zona grigia tra il gestionale e l’action, dove la dopamina rilasciata dalla vittoria è direttamente proporzionale alla complessità della combo appena orchestrata.
Double Fine e la magia contorta di Kiln
Ma non è solo poncle a monopolizzare l’attenzione degli abbonati al Game Pass in questo fine settimana del 25 aprile. Dall’altra parte della barricata, anzi, forse in un laboratorio completamente diverso, Tim Schafer e il suo team di Double Fine Productions hanno scaraventato nel catalogo Kiln, un’esperienza che definire semplicemente “gioco” sarebbe quasi riduttivo. Si tratta di un online multiplayer pottery party brawler: un picchiaduro festaiolo basato sulla lavorazione della creta. L’obiettivo, se di obiettivo si può parlare in un contesto così surreale, è assemblare una squadra, modellare vasi su un tornio e cooperare per spegnere la fornace (il “kiln” del titolo) della squadra avversaria. L’uscita, avvenuta il 23 aprile su Xbox Series X|S, PC e Cloud, rappresenta l’ennesima conferma della strategia di Microsoft di puntare sulla diversità dell’offerta, passando dal survival orrorifico alla commedia coreografica.
Due visioni a confronto per l’ultimo weekend di aprile
La domanda, quella che circola sottotraccia nei forum e nei gruppi di giocatori occasionali, è sempre la stessa: cosa avrà la meglio tra il buio claustrofobico di *Vampire Crawlers* e la follia social di *Kiln*? Da un lato, il titolo poncle offre quella solitudine tattica tipica dei grandi roguelike, dove ogni errore è solo colpa tua e ogni vittoria un capolavoro di logica; dall’altro, il party game di Double Fine invita al caos vocale, alla risata complice e alla distruzione creativa di oggetti di ceramica. Entrambi i titoli, sebbene distanti anni luce in termini di atmosfera e meccaniche, condividono il privilegio di essere disponibili al day one per gli iscritti al servizio, e qua risiede la vera ricchezza: non c’è una scelta giusta o sbagliata, esiste solo il tempo – quel bene prezioso che, tra una gita fuori porta e il relax domestico – decideremo di sacrificare sull’altare del gaming.




