L'indagine di Dior sulla catena di fornitura coinvolge altri marchi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   >Dopo la recente decisione del Tribunale di Milano di imporre un'amministrazione giudiziaria per un anno a Manufactures Dior Srl, società controllata da Christian Dior Italia Srl e parte del Gruppo LVMH, le indagini si stanno estendendo. Secondo una fonte non identificata citata da Reuters, ci sarebbero una dozzina di altri brand, o meglio, le loro aziende produttive, sotto osservazione da parte dei pm milanesi.

Il caso di Dior

Al centro dell'operazione dei carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Milano ci sono i rapporti tra la Manufactueres Dior srl e i suoi fornitori. Le borse Dior costavano alla società 53 euro e venivano rivendute a 2.600 euro. Questo ha sollevato interrogativi su come sia possibile produrre borse Dior a 56 euro e rivenderle a 2600, mettendo in luce possibili casi di sfruttamento dei lavoratori e l'uso di macchinari pericolosi.

L'ombra del caporalato

Dall'inchiesta dei pm Paolo Storari e Luisa Baima Bollone sono emersi presunti sfruttamenti e fenomeni di caporalato negli stabilimenti di borse e pelletteria dei fornitori italiani che l'azienda non sarebbe stata in grado di prevenire. Questo ha gettato un'ombra sul prestigioso marchio "Made in Italy".

Estensione dell'indagine

L'inchiesta della procura di Milano rischia di allargarsi a un'altra decina di marchi della moda. Dopo la messa in amministrazione controllata della Manufactures Dior, società operativa del ramo italiano della maison di LVMH, altri marchi della moda potrebbero essere coinvolti nelle indagini. Questo potrebbe avere ripercussioni significative sull'intero settore della moda italiana.

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