Tasse in arrivo per le auto elettriche, il Regno Unito pensa a una tassa a chilometro

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   Le auto elettriche, da tempo considerate il fulcro di una mobilità più sostenibile, si trovano al centro di una riflessione fiscale che ne sta ridisegnando i contorni economici. I governi di varie nazioni, dopo averne promosso l'adozione attraverso una serie di agevolazioni e di condizioni privilegiate, devono ora fare i conti con l'impatto che questa transizione sta avendo sulle casse dello Stato. La Norvegia, paese pioniere in Europa per diffusione di veicoli a batteria, fornisce un esempio concreto di questo fenomeno, avendo già registrato una sensibile diminuzione del gettito fiscale, stimabile in quasi due miliardi di euro, direttamente riconducibile al successo delle vetture a zero emissioni. Un simile scenario, seppur con tempistiche diverse, si sta profilando in altre realtà, costringendo gli esecutivi a valutare correttivi per bilanciare entrate e uscite.

La proposta britannica: pagare in base all'uso

Nel Regno Unito, dove la pressione per sanare i conti pubblici è particolarmente accentuata, l’amministrazione sta esaminando una soluzione che potrebbe cambiare radicalmente il modo di tassare la mobilità elettrica. Secondo quanto riportato da testate giornalistiche come la BBC e il Daily Telegraph, si starebbe infatti studiando l’introduzione di un sistema “pay-per-mile”, che tradotto significa “paghi per ogni miglio”. Questo meccanismo, che sostituirebbe parzialmente le tradizionali accise sui carburanti, colpirebbe direttamente i chilometri effettivamente percorsi dagli automobilisti, i quali, a fronte di un costo per chilometro che si parla essere di 3 pence, vedrebbero così venir meno uno dei principali vantaggi economici dell’aver scelto un’auto a batteria.

Un vuoto da colmare nelle casse dello stato

La ragione di questa svolta, che potrebbe essere ufficializzata già con il prossimo Budget di novembre, risiede in un duplice problema finanziario. Da un lato, la progressiva sostituzione delle vetture a benzina e diesel con quelle elettriche sta erodendo, in maniera costante e crescente, le entrate provenienti dalle accise sui carburanti, un capitolo di bilancio storicamente importante. Dall’altro, le auto elettriche godono attualmente di un’esenzione, seppur parziale, dalla tassa di circolazione, un altro canale tributario che contribuisce a formare le risorse pubbliche. La combinazione di questi due fattori sta creando un deficit di gettito che richiede, secondo i pianificatori, un intervento strutturale per garantire l’equità del sistema tra tutti i tipi di veicoli.

Verso un nuovo equilibrio fiscale per la mobilità

L’obiettivo dichiarato della manovra, la cui implementazione è ipotizzabile a partire dal 2028, è dunque quello di riequilibrare il carico fiscale tra gli automobilisti, indipendentemente dalla tecnologia di alimentazione del proprio mezzo. L’idea di fondo è che anche i conducenti di veicoli elettrici, i quali utilizzano le medesime infrastrutture stradali di tutti gli altri, debbano contribuire in modo più diretto e proporzionale al loro utilizzo alla manutenzione della rete. Si tratterebbe di una svolta significativa, che segnerebbe il passaggio da una fase di incentivazione, necessaria per avviare il mercato, a una di normalizzazione, dove i privilegi fiscali verrebbero gradualmente meno per far posto a una tassazione più mirata e duratura.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.