Zverev batte Khachanov e vola in finale agli US Open, ma il suo servizio fa discutere

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Alexander Zverev ha superato Karen Khachanov in tre set nella semifinale degli US Open, con il punteggio di 6-3 7-6 7-6, conquistando l'accesso alla finale del torneo newyorkese. Il tennista tedesco, che aveva già raggiunto l'atto conclusivo di uno Slam in due occasioni quest'anno, torna a giocarsi il titolo a Flushing Meadows a sei anni di distanza dalla finale persa contro Dominic Thiem.

La partita, durata quasi tre ore, è stata decisa da due tie-break molto combattuti, nei quali il numero due del mondo ha avuto la meglio grazie a una maggiore solidità nei momenti cruciali dell'incontro.

Lo scambio record e i numeri della partita

Il momento più spettacolare dell'incontro è arrivato in chiusura del secondo set, quando i due giocatori hanno dato vita a uno scambio interminabile da 35 colpi, concluso da un dritto fuori misura del russo. Un punto che ha evidenziato la qualità agonistica della sfida e che ha rappresentato il culmine di una frazione nella quale Khachanov aveva avuto diverse occasioni per portare la partita al quarto set. Il russo, infatti, ha servito per il set e ha avuto a disposizione anche dei set point, senza riuscire però a concretizzarli.

I dati statistici raccontano di una partita equilibrata: il tedesco ha messo a segno 15 ace contro i 6 dell'avversario, ma ha anche commesso 34 errori non forzati, appena uno in meno rispetto ai 35 del russo.

Le critiche di Khachanov alla routine di servizio

Al termine dell'incontro, Khachanov ha puntato il dito contro il modo in cui Zverev gestisce la routine prima del servizio, sottolineando come il tedesco faccia rimbalzare la pallina un numero eccessivo di volte. "Il modo in cui fa rimbalzare la palla non dà fastidio solo a me, ma anche a molti altri giocatori, perché ci mette davvero troppo tempo", ha dichiarato il russo in conferenza stampa, spiegando che questa abitudine costringe l'avversario a rifare continuamente lo split step e a prepararsi da capo per ogni punto.

Khachanov ha comunque riconosciuto che, finché il tempo tra un punto e l'altro rimane conforme al regolamento, non ci sono margini per intervenire, demandando all'arbitro di sedia il compito di monitorare eventuali violazioni.

Il tic che fa discutere nel mondo del tennis

La questione del palleggio di Zverev non è nuova nel circuito. Già prima della semifinale, l'emittente ESPN aveva diffuso una statistica secondo cui il tedesco aveva fatto rimbalzare la pallina oltre 12.000 volte nel corso delle prime cinque partite del torneo. Un dato che ha acceso il dibattito sulle regole che disciplinano il servizio e sui limiti della routine personale di ogni tennista.

Zverev, dal canto suo, ha dichiarato di non farlo apposta e di aver trovato quelle statistiche quasi divertenti, ammettendo però di aver pensato di dover ridurre il numero dei rimbalzi dopo averle viste. La questione ha coinvolto anche altre voci autorevoli del tennis, con l'ex campione Andy Roddick che ha espresso l'opinione secondo cui la regola andrebbe modificata per impedire che un giocatore possa far rimbalzare la palla una ventina di volte tra la prima e la seconda di servizio.

La terza finale Slam consecutiva per il tedesco

Per Zverev si tratta della terza finale in un torneo del Grande Slam in questa stagione, un risultato che conferma la sua costanza ai massimi livelli. Il tennista tedesco, che nel 2021 aveva conquistato la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Tokyo proprio contro Khachanov, ha ora l'opportunità di aggiungere un altro titolo importante al suo palmarès. La finale degli US Open lo vedrà opposto al vincitore dell'altra semifinale, in programma tra Ben Shelton e Frances Tiafoe.

Khachanov, dal canto suo, lascia New York con la consapevolezza di aver disputato un torneo di alto livello, tornando in una semifinale Slam dopo tre anni dall'ultima volta, e con la convinzione, espressa in conferenza stampa, di poter lottare in futuro per traguardi ancora più ambiziosi.

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