Gionata Cogliati trionfa alla Ultrabericus Integrale e stabilisce il nuovo record di gara

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Un duello serrato, condotto fianco a fianco per decine di chilometri, ha regalato alla quindicesima edizione della Ultrabericus Trail un finale che difficilmente verrà dimenticato dagli appassionati. Sul traguardo allestito in Piazza dei Signori a Vicenza, cuore pulsante della manifestazione che sabato 14 marzo ha richiamato quasi duemila partenti, il meratese Gionata Cogliati e il valligiano Diego Angella hanno tagliato il nastro rosa letteralmente insieme, condividendo il gradino più alto del podio nella prova Integrale. Per Cogliati, portacolori della A.S.D. La Recastello – Kailas Fuga, si tratta del primo sigillo in questa competizione, un successo dal sapore particolare perché arrivato con il cronometro fermo sul tempo di 5 ore, 26 minuti e 59 secondi, un’asticella temporale che riscrive la storia della gara. I due atleti, con questa prestazione, hanno infatti polverizzato il precedente primato che apparteneva a Christian Modena, migliorando un record che sembrava destinato a durare a lungo.

La gara, come spesso accade in questi percorsi, ha riservato emozioni e colpi di scena sin dalle battute iniziali. L’avvio era stato gestito con autorevolezza proprio da Diego Angella, un nome che sui Colli Berici suona come una garanzia forte dei suoi tre successi consecutivi nelle edizioni precedenti, ma Cogliati, forte anche del secondo posto ottenuto un mese fa alla Valmaremola Ultra Trail, non ha mai perso contatto. Un forcing decisivo a Perarolo cambia le sorti di una sfida avvincente sui 65 kmIl momento cruciale, quello che ha concretamente aperto le porte al record, è arrivato nel cuore del percorso, precisamente all’altezza di Perarolo. È lì che il brianzolo ha operato il ricongiungimento con il battistrada, dando vita a un a corpo che si è protratto per tutta la seconda metà della frazione. Da quel punto in avanti, i due hanno imposto un ritmo semplicemente inavvicinabile per il resto del plotone, condividendo ogni metro dei 65 chilometri totali e affrontando i 2.500 metri di dislivello positivo come fossero un’unica entità. Una simbiosi agonistica che ha pagato, permettendo loro di accumulare un margine incolmabile e di presentarsi insieme all’arrivo, in un abbraccio che suggellava l’impresa. Alle loro spalle, a completare una terna di assoluto rispetto, si è piazzato Riccardo Montani, a testimoniare l’alto livello tecnico della competizione.

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