Zona economica speciale, tra annunci e ritardi il bonus assunzioni parte con il freno a mano

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Quando, all'inizio del 2024, la premier Giorgia Meloni presentò la Zes unica del Mezzogiorno definendola uno strumento fondamentale per permettere al Sud di competere, le aspettative furono calibrate su un orizzonte di cambiamento rapido. Quell'entusiasmo iniziale, che nell'agosto successivo portò all'estensione del provvedimento a regioni come Umbria e Marche in un contesto già segnato dalla campagna elettorale, si è progressivamente scontrato con una realtà fatta di attese burocratiche e di risultati ancora non misurabili. La stessa misura cardine per le assunzioni, infatti, ha visto la luce con un ritardo di circa due anni rispetto alle previsioni, mentre l'impatto complessivo della Zona economica speciale sull'economia del Mezzogiorno, dove la disoccupazione si attesta su valori di oltre il 12%, non appare per il momento in grado di colmare il divario con il Nord.

Le istruzioni Inps e uno sgravio rivisto al ribasso

Solo di recente, dopo mesi di silenzio operativo, la pubblicazione delle istruzioni sul portale dell'Inps ha dato il via formale al cosiddetto Bonus Zes Unica. Questo meccanismo, il cui scopo dichiarato è alleggerire il carico sulle piccole imprese e fornire un incentivo contro la disoccupazione di lunga durata, si presenta oggi con una portata differente rispetto alle prime intenzioni. L'agevolazione, che riguarda esclusivamente le assunzioni a tempo indeterminato di persone over 35 disoccupate da almeno due anni, concede infatti un esonero totale dei contributi previdenziali a carico del datore per un periodo di ventiquattro mesi, sebbene entro un tetto mensile di 650 euro per lavoratore. Un importo che, come rilevano alcuni osservatori, rappresenta una riduzione significativa rispetto alle attese iniziali di un taglio del 100% senza limiti così stringenti, configurandosi più come un alleggerimento parziale che come una misura di azzeramento.

Gli incontri sul territorio e le perplessità degli operatori

Nel frattempo, mentre gli uffici procedevano a sbloccare lo strumento, sul territorio si moltiplicavano gli incontri di approfondimento, come quello tenutosi a Macerata dove un centinaio tra imprenditori e professionisti si sono riuniti per analizzare le opportunità offerte dalla norma. In quelle occasioni, accanto alla retorica istituzionale che parla di consolidamento del tessuto produttivo e di attrazione di nuovi investimenti, sono emerse con chiarezza le difficoltà di aree un tempo floride, ora costrette a una faticosa transizione economica. La promessa di crediti d'imposta e di agevolazioni fiscali, se da un lato viene accolta come un segnale positivo, dall'altro non basta a dissipare lo scetticismo di chi osserva come la macchina amministrativa fatichi a tradurre in pratica gli annunci politici, lasciando spesso le aziende in un limbe di incertezza.

Uno strumento nato già in affanno

La stessa genesi del bonus, del resto, ne racconta i limiti strutturali: concepito in un quadro normativo ambizioso, ha dovuto attendere la definizione dei dettagli applicativi per diventare operativo, un tempo che ha di fatto eroso una parte della sua potenziale efficacia. La scelta di focalizzare l'incentivo su una fascia specifica di lavoratori, per quanto certamente bisognosa, solleva interrogativi sulla capacità della misura di generare un impulso occupazionale ampio e duraturo, capace di invertire trend consolidati. Senza contare che il contesto internazionale, con la nuova presidenza di Donald Trump negli Stati Uniti che introduce ulteriori variabili nelle dinamiche economiche globali, rischia di rendere ancor più complesso il percorso di ripresa per le regioni coinvolte.

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