Napoli, maxi truffa sui migranti: l’avvocato in Ferrari e le mazzette nascoste

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un avvocato che si muoveva in Ferrari e un collega che nascondeva mazzette di banconote in una valigia: sono solo due dei protagonisti dell’inchiesta della Procura di Napoli su un sistema di assunzioni fittizie per migranti, costruito sfruttando i vuoti normativi sui flussi d’ingresso. Le intercettazioni rivelano dialoghi senza mezzi termini: «Se vogliono venire, devono pagare», dicono gli indagati, mentre il procuratore Nicola Gratteri avverte: «Queste non sono le uniche organizzazioni a lucrare sulla pelle dei clandestini».

I soldi, in alcuni casi, superavano i diecimila euro a testa. Chi pagava, però, non chiedeva solo un permesso di soggiorno: «Fatemi lavorare», implorava un migrante, consegnando i risparmi di una vita nella speranza di un’esistenza regolare. Invece, finiva intrappolato in un meccanismo di contratti inesistenti, mentre gli avvocati – quelli delle valigie piene di contanti – moltiplicavano i profitti.

Milano, gli alberi della discordia: promesse verdi e rischi concreti a Milano, intanto, un altro tipo di problema scuote la città. Un uomo di 54 anni è stato ferito da un albero caduto in piazza Maria Adelaide di Savoia, nel cuore del centro. Non è un caso isolato: la «rivoluzione verde» promessa dal sindaco Giuseppe Sala si scontra con una cronica carenza di manutenzione. Gli alberi, invece di crescere, crollano, trasformando le strade in potenziali trappole.

Le critiche, in questo caso, non riguardano solo l’episodio specifico, ma un trend che sembra ripetersi. Se da un lato si piantano nuovi esemplari, dall’altro non si garantisce la sicurezza di quelli esistenti. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: tronchi che cedono, radici superficiali, rami pericolanti. Una questione che, al di là delle dichiarazioni, richiederebbe interventi tempestivi e continui.

Gratteri: «Serve una stretta, ma senza burocrazia inutile» tornando a Napoli, il procuratore Gratteri insiste sulla necessità di «controlli rigorosi» senza appesantire le procedure. La riforma che semplifica le norme sull’immigrazione, secondo lui, è un passo avanti, ma non basta: «Bisogna stanare i complici», dice, riferendosi a quei funzionari pubblici che, con omissioni o collusioni, hanno permesso alla truffa di prosperare.

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