Cesena, la notte da incubo per la ragazza violentata dal branco: “Sotto effetto di droga, poi le riprese con gli smartphone”
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Redazione Interno
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Cesena. Quella che doveva essere una normale serata in compagnia, trascorsa all’interno di una casa di campagna nel Cesenate, si è trasformata in un vero e proprio inferno per una giovane di origini straniere, classe 2003. Siamo nei primi giorni di aprile, quando la vittima – che si trovava insieme a un gruppo di conoscenti – avrebbe subito una violenza sessuale di gruppo da parte di sette ragazzi, tutti residenti in zona e di età compresa tra i 19 e i 25 anni. La dinamica, purtroppo, riporta alla mente altri tragici episodi di cronaca: l’abuso sarebbe stato facilitato dall’uso di sostanze stupefacenti, in particolare hashish e cocaina, che avrebbero ridotto la ragazza in uno stato di semi-incoscienza, rendendola incapace di reagire. Un racconto, quello fornito ai carabinieri, che ha immediatamente fatto scattare le indagini della procura di Forlì, portando al sequestro di ben quindici telefoni cellulari, all’interno dei quali gli investigatori cercano i filmati degli abusi.
L’abuso e la trappola della droga
Secondo la ricostruzione della ventitreenne, presentatasi al pronto soccorso dell’ospedale Bufalini subito dopo l’accaduto, la serata sarebbe degenerata rapidamente. I medici hanno riscontrato lesioni giudicate guaribili in dieci giorni, compatibili con la violenza subita. Pare che la ragazza, nata a Cesena ma di origini straniere, conoscesse i suoi aggressori; un dettaglio che, lungi dall’attenuare la gravità dei fatti, aggiunge un tassello di agghiacciante quotidianità alla vicenda. Durante la festa, non è chiaro se volontariamente o meno, la giovane ha fatto uso di stupefacenti. È in quello stato di alterazione che, stando alla denuncia, sarebbe stata costretta a subire prima un rapporto da un singolo individuo e, successivamente, la violenza collettiva da parte dell’intero branco. Non è bastato: i sette indagati avrebbero anche utilizzato i propri smartphone per riprendere le violenze, creando un ulteriore e devastante livello di umiliazione e di reato.
L’inchiesta e il sequestro degli smartphone
La macchina della giustizia si è messa in moto immediatamente. I carabinieri della compagnia di Cesena, coadiuvati dal nucleo cinofilo di Bologna, hanno eseguito perquisizioni a tappeto presso le abitazioni dei sette indagati. L’operazione, che ha visto impiegati una ventina di militari lo scorso 10 aprile, ha portato al rinvenimento di un ingente numero di reperti informatici. Quindici smartphone sono stati sequestrati e sono ora al vaglio degli inquirenti, nella speranza che i video – qualora ancora esistenti e non cancellati – possano fornire la prova schiacciante dei crimini commessi. Le immagini, che ritraggono la giovane in stato di incoscienza mentre subiva gli abusi, rappresentano la prova più cruda della notte d’inferno. Se da un lato la testimonianza della vittima è al momento l’elemento portante dell’accusa, dall’altro la Procura di Forlì punta tutto sull’analisi dei file contenuti in quei dispositivi per ricostruire con esattezza i ruoli di ciascuno dei sette.
Spaccio, resistenza e un arresto in carcere
Dalle perquisizioni è emerso un quadro che va ben oltre la singola violenza sessuale, svelando un contesto di microcriminalità diffusa. Sei dei sette indagati risultano indagati per violenza sessuale di gruppo, ma per un 23enne le accuse si sono aggravate notevolmente. Durante i controlli nella sua abitazione, i militari hanno infatti scoperto un vero e proprio arsenale per lo spaccio: oltre cinquecento grammi di hashish, trenta grammi di cocaina, un bilancino di precisione e persino munizioni calibro 380. Il giovane, nel tentativo di disfarsi della droga, ha gettato alcuni involucri nel fiume Savio, un gesto che non gli è valso a evitare l’arresto. A tutto ciò si aggiungono le accuse di resistenza e violenza a pubblico ufficiale, per aver aggredito i carabinieri durante l’operazione. Il 23enne è stato quindi tradotto in carcere a Forlì, mentre per gli altri sei componenti del gruppo restano in vigore le perquisizioni domiciliari e le denunce a piede libero, in attesa degli sviluppi dell’analisi dei video sequestrati.




