Mario Roggero, quando lo Stato sembra voltare le spalle a chi lavora · LaC News24

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Quello di Mario Roggero è un caso che l'Italia conosce ormai da anni. Nell'aprile del 2021 il gioielliere di Grinzane Cavour si trovò faccia a faccia con l'ennesima rapina all'interno della propria attività. Attimi di terrore, minacce, paura per la propria vita e per quella dei propri familiari. Una scena che nessun lavoratore dovrebbe mai essere costretto a vivere. Da quel giorno il dibattito pubblico si è diviso. (LaC News24)

La notizia riportata su altre testate

"È finita, sto passando gli ultimi minuti coi miei familiari prima di costituirmi in carcere. Ecco il video pubblicato dal 72enne sui suoi profili social prima di costituirsi. (Il Giornale d'Italia)

Dopo l'assalto, Roggero esplose alcuni colpi d'arma da fuoco, causando la morte di Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli e il ferimento del terzo componente del gruppo. L'episodio risale al 28 aprile 2021, quando tre malviventi fecero irruzione nella gioielleria. (Torino Cronaca)

Il caso di Mario Roggero, gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori, arriva a sentenza definitiva. Ieri la corte di cassazione ha rigettato il ricorso della difesa, confermando la condanna stabilita al secondo grado di giudizio. (il manifesto)

Emanuele Filiberto e la firma a favore di Roggero dopo la sentenza su Grinzane Cavour: «Distinguere chi delinque da chi si difende misura della civiltà»

Mario Roggero saluta i familiari e si prepara a costituirsi in carcere dopo la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi decisa dalla Cassazione. Su Instagram parla di “ergastolo” e chiede ai sostenitori di portare avanti la battaglia per una legge più dura contro la criminalità. (Virgilio)

Il gioielliere sui social prima di costituirsi: «Mi mandano all'ergastolo, sarete voi la mia voce» (Open)

«Non posso tacere il mio dissenso di fronte a una sentenza che, pur nel rispetto dovuto alla magistratura e al suo giudizio tecnico, appare a molti italiani, e appare anche a me, distante dal comune sentire di giustizia». (Corriere Torino)