Milano Pride, 25 anni di orgoglio: folla e caldo torrido, la marcia dei diritti non si ferma

Milano Pride, 25 anni di orgoglio: folla e caldo torrido, la marcia dei diritti non si ferma
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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sabato 27 giugno 2026, Milano si è tinta dei colori dell'arcobaleno.

Nonostante un'ondata di caldo eccezionale che ha portato il termometro a sfiorare i 40 gradi e costretto molte altre città europee, come Parigi e Lione, a rinunciare alle proprie parate per motivi di sicurezza sanitaria, il Milano Pride ha celebrato il suo venticinquesimo compleanno con una partecipazione massiccia, trasformando le strade del centro in un fiume di bandiere, carri allegorici e musica, ma anche di rivendicazioni politiche che quest'anno, hanno sottolineato gli organizzatori, assumono un peso specifico ancora maggiore.

La partenza del corteo, inizialmente prevista per le prime ore del pomeriggio, è stata posticipata alle 17 per scongiurare i rischi legati alle temperature più proibitive, una decisione presa dagli organizzatori per "recuperare ombra sul percorso e facilitare la partecipazione".

Il serpentone, lungo circa tre chilometri, ha preso il via da piazza della Repubblica, davanti alla Stazione Centrale, per snodarsi poi attraverso viale della Liberazione, piazza XXV Aprile, i Bastioni di Porta Volta e corso Sempione, fino a concludersi all'Arco della Pace, dove ad attendere i manifestanti c'erano gli interventi dal palco e un grande concerto finale con artisti del calibro di Ditonellapiaga, Orietta Berti e Arisa.

Un atto politico necessario

Tra i carri colorati e le coreografie, il messaggio politico è risultato chiaro e netto. In un clima sociale e politico percepito come sempre più ostile, come dimostrato dalle recenti dichiarazioni pubbliche che minimizzano le discriminazioni, la presidente di Cig Arcigay Milano, Alice Radelli, ha dichiarato che oggi più che mai "essere al Pride è un atto politico necessario".

La manifestazione, che ha visto la partecipazione del sindaco Beppe Sala, si è aperta idealmente con il ricordo di Mirko, il giovane ucciso dal padre a Camaiore, un caso di cronaca che è diventato un tragico simbolo delle conseguenze dell'odio e della transfobia, e che per gli attivisti dimostra come negare l'esistenza delle violenze significhi lasciare sole le vittime.

L'edizione 2026 ha rappresentato un traguardo storico, celebrando i 25 anni dal primo Pride organizzato a Milano nel lontano 2001, all'indomani del successo del World Pride di Roma. Allora, come oggi, si temeva una scarsa partecipazione, ma la risposta della città fu immediata e travolgente.

Quest'anno, anche il caldo estremo non è riuscito a scalfire l'entusiasmo: nonostante il bollino rosso per le alte temperature che ha messo in allarme mezza Italia, le presenze sono state stimate in centinaia di migliaia, confermando la parata meneghina come uno degli appuntamenti più partecipati e sentiti del panorama nazionale.

L'incognita caldo e le misure di sicurezza

La scelta di non rimandare la manifestazione, a differenza di quanto avvenuto a Parigi, dove la prefettura ha imposto l'annullamento di Solidays e della marcia del Pride per non sovraccaricare un sistema sanitario già al collasso, ha richiesto un'organizzazione straordinaria per garantire la sicurezza dei partecipanti. Lungo il percorso sono stati allestiti numerosi punti di ristoro con acqua, checkpoint sanitari con personale medico a disposizione, e sono state mappate le zone d'ombra dove i manifestanti potessero trovare un temporaneo sollievo dalla calura.

Il sindaco Sala ha anche disposto il divieto di vendita di bevande alcoliche per prevenire ulteriori rischi legati alla disidratazione.

La manifestazione di Milano si è svolta mentre in Ungheria, a Budapest, si teneva la 31esima edizione del Pride locale, che quest'anno ha potuto marciare legalmente. Dopo il divieto imposto lo scorso anno dal governo di Viktor Orbán, la nuova amministrazione guidata dal premier Péter Magyar ha infatti autorizzato il corteo, che ha radunato fino a 25.000 persone, segnando un cambio di passo significativo in un Paese rimasto al centro delle polemiche per le sue politiche anti-LGBTQ+.

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