Beatrice Venezi e la bufera della Fenice: "Paura del nuovo, abbonati over 80. Così i teatri diventano musei"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Dopo mesi di silenzio, cadenzati solo dalle proteste degli orchestrali e dai rumors su presunte strategie dilatorie messe in atto dalla sovrintendenza per gestire un’eredità quantomeno spinosa, Beatrice Venezi ha deciso di rompere gli indugi e di raccontare la sua verità. Lo ha fatto prendendo carta e penna, o meglio, concedendo un’intervista a un quotidiano straniero, l'argentino El Clarin, quasi a voler cercre uno sguardo più distaccato sulla vicenda che la vede protagonista -1. La neo direttrice musicale del Gran Teatro La Fenice, la cui nomina ha scatenato un’ondata di contestazioni senza precedenti nel panorama della lirica italiana, non le manda certo a dire: secondo lei, alla base dello scontro non ci sarebbero solo presunte inadeguatezze artistiche o curricula non all'altezza del prestigio veneziano, ma una più radicata e preoccupante paura del nuovo che attanaglierebbe l'istituzione lagunare -8.

La musica, si sa, è un’arte fatta di silenzi e di pause, ma anche di dissonanze. E la dichiarazione resa dalla direttrice rischia di introdurre una nota stonata nel già teso confronto con i professori d'orchestra e con una parte consistente del pubblico. «Venezia ha bisogno di attrarre nuovi pubblici che arrivano dal turismo», ha affermato senza mezzi termini Venezi, puntando il dito contro quella che lei percepisce come una sostanziale immobilismo culturale. A suo dire, la platea storica del teatro, composta in larga parte da abbonati con un’età media che supera gli ottant’anni, rappresenterebbe una zavorra, un freno a mano tirato contro qualsiasi tentativo di innovazione -4. Il ragionamento della direttrice, che entrerà ufficialmente in carica ad ottobre, è lineare nella sua radicalità: «Se non proviamo a fare qualcosa di diverso nel mondo dell’arte, dove possiamo farlo? Altrimenti, i teatri diventano musei». Un’analisi, la sua, che fotografa un contrasto generazionale e di visione, contrapponendo una fruizione statica e tradizionalista a una apertura necessaria verso i flussi turistici internazionali, visti come linfa vitale per il futuro del melodramma.

La lettura politica di una polemica che diventa caso nazionale

Oltre alla questione squisitamente artistica, che pure è al centro delle rimostranze dei lavoratori della Fenice, i quali hanno piu volte invocato l’intervento di personalità del calibro di Riccardo Muti per avere un parere autorevole sulla vicenda, Venezi aggiunge un altro tassello alla sua difesa. Nelle sue parole, infatti, emerge con forza la convinzione che la caccia alle streghe nei suoi confronti non sia altro che un pretesto, un cavallo di Troia utilizzato per colpire l’attuale esecutivo, con il quale la direttrice non ha mai nascosto una certa vicinanza -8. Lei stessa, del resto, era stata nominata dal governo come consulente per la musica e la sua figura è sempre stata al centro dell'attenzione mediatica anche per le sue posizioni pubbliche. «Ho capito di essere nel mezzo di una questione politica», ha dichiarato con una punta di amarezza, «era come un modo per attaccare il governo». Non solo: Venezi ha voluto sottolineare un altro aspetto che, a suo dire, avrebbe aggravato la sua posizione, trasformando la protesta in un fenomeno ancora più virulento. Si tratta della questione di genere, di quel sessismo strisciante che, secondo la direttrice, permea ampie fette della società italiana. Il fatto che a finire nel mirino fosse una donna, una lavoratrice che ha costruito la sua carriera con sacrificio e che oggi si trova a dover difendere il proprio operato, sarebbe stato un fattore aggravante, un moltiplicatore di odio e pregiudizi -1.

Il fuoco incrociato tra sostegni politici e proteste sindacali

Mentre Venezi rilasciava queste dichiarazioni a Buenos Aires, nel teatro veneziano la tensione non accennava a diminuire. Se da un lato la direttrice può contare su appoggi politici di primo piano – il sindaco Luigi Brugnaro, vero e proprio sponsor della sua nomina, e il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi non hanno mai fatto mancare il loro sostegno, vedendo in lei l'incarnazione di un preciso progetto culturale – dall’altro lato il fronte del dissenso si andava compattando. I sindacati, dopo aver a lungo chiesto una presa di posizione netta del sovrintendente Nicola Colabianchi contro le offese ricevute dai musicisti (definiti da un editorialista con un epiteto ben poco lusinghiero), hanno incassato una risposta giudicata da molti come evasiva -8. Colabianchi, nella sua lettera di risposta, ha parlato di volontà di abbassare i toni per tutelare l’istituzione, ma per i rappresentanti dei lavoratori si è trattato di una sostanziale resa, di una scelta di campo implicita a favore dell’entourage politico che sostiene la direttrice. È in questo clima da guerra di posizione, dove ogni gesto – come la spilla sfoggiata a Pisa in risposta alle spillette degli orchestrali – diventa simbolo di una contrapposizione insanabile, che si inserisce la riflessione della neo direttrice.

La replica del pubblico: nasce il comitato Fenice Viva

Le affermazioni di Venezi sugli abbonati ultrasessantenni non sono cadute nel vuoto. Anzi, hanno avuto l’effetto di catalizzare il malcontento di una fascia di pubblico che si è sentita non solo rappresentata, ma addirittura offesa da quelle che ha definito come «parole mendaci e lesive». È nato così, quasi in contrapposizione dialettica alle dichiarazioni della direttrice, il comitato Fenice Viva, un gruppo di abbonati e appassionati che ha deciso di scendere in campo per difendere la reputazione del teatro e del suo pubblico storico -4. In una nota, i membri del comitato hanno smontato punto per punto le dichiarazioni di Venezi, sottolineando come i dati relativi agli abbonati over ottanta rappresentino in realtà «solo una piccola percentuale» e come l’essere innovatori non significhi affatto rincorrere il turismo di massa con l’obiettivo primario di fare cassa. La vera innovazione, sostengono dal comitato, si misura sulla capacità di interpretare le esigenze culturali di tutte le generazioni, vecchie e nuove, con contributi originali che non possono prescindere da una competenza solida e riconosciuta – competenza che, a loro avviso, a Venezi farebbe difetto. Una presa di posizione netta, quella del pubblico, che allontana ulteriormente la possibilità di una tregua e che lascia presagire un autunno caldo per la musica veneziana, con la nuova direttrice che si troverà a dover dirigere non solo l’orchestra, ma anche un coro di polemiche tutt’altro che sopito.

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