Un sugo di Pachino dell’Esselunga svetta nella classifica di Altroconsumo, mentre i pesti affondano
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Redazione Economia
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L’analisi condotta dall’associazione Altroconsumo, che ha passato al setaccio oltre 280 prodotti acquistati in dieci diverse catene della grande distribuzione, restituisce un quadro chiaro e a tratti controintuitivo per chi è abituato a fidarsi ciecamente dei grandi marchi nazionali. La valutazione, basata su un algoritmo che attribuisce il 55% del punteggio alla parte nutrizionale (il famoso Nutri-score), il 15% agli additivi e un altro 15% al grado di trasformazione industriale, ha incoronato un vincitore a sorpresa: il “Top sugo di pomodoro Igp di Pachino” della linea premium di Esselunga, che ha totalizzato 88 punti.
Il dominio del pomodoro e il crollo dei sughi bianchi
Nella categoria dei sughi al pomodoro, la battaglia è serrata subito dietro il gradino più alto del podio. Prodotti come l’“Esselunga Bio sugo al basilico”, il “Verso Natura (Conad)” e l’“Alce Nero” si attestano tutti a quota 87, seguiti a ruota da versioni dell’arrabbiata firmate Barilla, De Cecco e dalla stessa Esselunga, che condividono lo stesso punteggio elevato. Se la base pomodoro, specialmente se biologica o con certificazioni Igp, dimostra una qualità nutrizionale solida, lo scenario cambia radicalmente quando si analizzano i condimenti più elaborati. I sughi bianchi, ad esempio, raccolgono voti drammaticamente bassi: il “sugo fresco cacio e pepe” di Iper La Grande tocca appena 46 punti, mentre le varianti alla norcina con tartufo di Pam Panorama e Coop scendono addirittura a 45.
Il ragù regge, i pesti sono il vero flop
Per gli amanti della carne, il ragù non tradisce del tutto le aspettative, sebbene nessun prodotto superi la soglia dell’eccellenza. Il “Top ragù alla bolognese” dell’Esselunga guida la classifica con 80 punti, staccando concorrenti come il “ragù di carne piemontese” de I Toscanacci fermo a 73 e varie offerte di Lidl e Coop che si aggirano tra i 70 e 71 punti. Il capitolo più amaro della ricerca riguarda però i pesti, veri e propri buchi neri della classifica. Il “pesto alla genovese” di Lettere dall’Italia (Md) non supera i 42 punti, una sufficienza stentata che appare quasi un lusso se paragonata ai dati provenienti dal discount. L’analisi rivela che i prodotti peggiori in assoluto appartengono proprio a questa famiglia: il “pesto radicchio e speck” di Eurospin (Delizie del Sole) crolla a 16 punti, mentre il “pesto alla genovese” di Venturino Bartolomeo si ferma a 18.
Le private label e i discount reggono il confronto
A conti fatti, la mappa della qualità tracciata da Altroconsumo demolisce il pregiudizio secondo cui solo le marche pubblicizzate in televisione offrono garanzie. Le linee dei supermercati, come quelle appunto di Esselunga e Conad, dominano le posizioni alte, ma sorprende anche la tenuta dei discount: l’Italiamo di Lidl, ad esempio, si piazza con un onorevole 82 nell’arrabbiata. Chi cerca un compromesso tra velocità e salute farebbe quindi meglio a concentrarsi sui vasetti a base di pomodoro semplice, possibilmente bio, evitando accuratamente i barattoli di pesto industriale o i sughi bianchi, la cui ricchezza di grassi e addensanti li rende bocciati in sede di test.




