Meloni e il caso Orbán, un malinteso diplomatico che preoccupa Roma

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le dichiarazioni rilasciate a Repubblica dal primo ministro ungherese Viktor Orbán, con i suoi attacchi diretti a Bruxelles e a Washington, si sono rapidamente trasformate, nel giro di poche ore, in un fastidioso intoppo politico per Giorgia Meloni. La preoccupazione, che ha iniziato a circolare a Palazzo Chigi tra il lunedì pomeriggio e il martedì mattina, secondo quanto riferito da fonti meloniane di massimo livello, è che quegli affondi possano generare un imprevisto diplomatico proprio con gli americani, ai quali il governo italiano tiene in modo particolare, e un ulteriore attrito con le istituzioni europee. Un paradosso, il suo, che viene analizzato da Goffredo Buccini nella videorubrica "L'Ultima Fenice", dove si sottolinea come Orbán, il cui bilancio nazionale è fortemente sostenuto dai finanziamenti di Bruxelles, non perda invece occasione per diffamarla, in una sorta di sfregio continuo verso chi, in fondo, lo finanzia.

L'incontro con Salvini e le provocazioni a Bruxelles

L'episodio che ha ulteriormente complicato il quadro è stato l'incontro, definito "affettuoso", tra il leader ungherese e Matteo Salvini al ministero delle Infrastrutture. Un vertice che, più che istituzionale, ha assunto il sapore di una riunione tra alleati all'interno del gruppo europeo dei Patrioti per l'Europa, durante il quale i due hanno riaffermato una piena sintonia su temi cruciali come l'immigrazione e la sovranità nazionale. Hanno poi espresso, entrambi, una ferma opposizione al Green Deal, bollato senza mezzi termini come "un errore strategico" che, a loro dire, finisce per indebolire l'economia reale e le imprese, creando un solco con le politiche comunitarie.

La costruzione di un'escalation di strappi

La due giorni romana di Orbán è stata interpretata da molti osservatori come una vera e propria escalation di strappi, non solo dalla linea di Bruxelles ma anche da quella tenuta dal governo di Roma. Quattro le provocazioni messe in atto in rapida successione, delle quali le dichiarazioni a Repubblica rappresentano soltanto la punta più visibile di un iceberg di tensioni. Questa sequenza di atti, che alcuni hanno definito come una strategia del caos, ha posto Meloni di fronte all'atto di delegittimazione più esplicito e bruciante che le sia capitato di subire nel corso del suo mandato, costringendo i suoi collaboratori a un lavoro di limatura delle posizioni.

L'autocrate come cartina di tornasole

La figura di Orbán, questo autocrate che ha teorizzato la cosiddetta democrazia illiberale, finisce per essere, secondo l'analisi di Buccini, una preziosa cartina di tornasole degli errori compiuti in passato. Guardando alle sue mosse e alla sua retorica, si sostiene, si può infatti comprendere dove si sia sbagliato e quale strada si debba intraprendere per il futuro, in un'Europa che si trova a dover gestire, suo malgrado, quelle che vengono percepite come quinte colonne di potenze straniere. Il caso Orbán, al di là delle immediate ricadute diplomatiche, costringe dunque a una riflessione più profonda sulle fondamenta stesse del progetto europeo.

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