Zoe Trinchero, quel «buco» di quaranta minuti nei video e il silenzio degli smartphone: si indaga sul movente mentre Alex Manna resta in carcere

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A rendere ancora più fitta la trama di un’indagine che cerca risposte certe è, paradossalmente, un vuoto: un intervallo di quaranta minuti, né più né meno, che i nastri della videosorveglianza di Nizza Monferrato non hanno potuto catturare. Intorno alle 23.30 di quella notte tra il 6 e il 7 febbraio, le immagini mostrano Zoe Trinchero e Alex Manna staccarsi dal gruppo degli amici dopo una banale sosta al kebab; i due imboccano via San Martino, si dirigono verso la balconata sul rio Nizza, e lì, in quel fazzoletto di terra non sorvegliato da occhi elettronici, accade l’irreparabile -4. Poco dopo la mezzanotte, sempre sotto il campo di una telecamera, ricompare da solo il diciannovenne reo confesso. Quel lasso temporale spoglio di tracce visive è oggi il cuore pulsante dell’inchiesta coordinata dalla procura di Alessandria, e il gip Aldo Tirone, che ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere ravvisando un «concreto pericolo di fuga», attende ora risposte di natura ben più profonda di quelle fornite finora -4.

Non bastano, evidentemente, le dichiarazioni auto-accusatorie rilasciate da Manna – quelle in cui ha ammesso di aver colpito Zoe con «una raffica di pugni» e di averla «tirata dentro il letto» del corso d’acqua – per dipanare ogni dubbio -4. Gli inquirenti del comando provinciale di Asti hanno posto sotto sequestro i telefoni cellulari dei due giovani e nelle prossime ore completeranno le copie forensi, nella speranza che i dispositivi parlino laddove le telecamere hanno taciuto. Perché quel salto nel buio temporale, lo si intuisce, potrebbe celare non solo la dinamica minuta del gesto, ma soprattutto il suo movente. E il movente, al momento, è un nodo che la sola confessione non ha saputo sciogliere: lo stesso Manna, difeso dall’avvocata Patrizia Gambino e dal collega Rocco Giuseppe Iorianni, ha riferito di non sapere spiegare la ragione della propria furia, aggiungendo – in un passaggio che lascia interdetti – di aver sofferto da bambino di crisi di panico e attacchi d’ansia curati con farmaci, poi sospesi -4.

Il silenzio processuale e l’ipotesi del rifiuto

All’udienza di convalida, celebratasi nella casa circondariale di Alessandria, il diciannovenne ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, una decisione che la sua difesa ha motivato con la necessità di non replicare dichiarazioni già ampiamente rese al pubblico ministero nei momenti immediatamente successivi al fermo -2. La strategia, o forse lo smarrimento del ragazzo, non ha impedito al giudice di ritenere saldi i gravi indizi di colpevolezza, sebbene l’imputazione formale resti al momento quella di omicidio aggravato dai futili motivi e non di femminicidio, una distinzione tecnica su cui la legale ha più volte insistito per sottolineare l’assenza, nei verbali, di una relazione sentimentale stabile tra i due -2-7.

Eppure, è proprio il reticolo delle relazioni e delle condotte pregresse a restituire un profilo dell’indagato meno «normale» di quanto la sua avvocata vorrebbe tratteggiare. Nicole, l’ex fidanzata di Alex, ha rotto il silenzio raccontando ai microfoni di trasmissioni nazionali e ai quotidiani una convivenza sentimentale segnata da ossessione e scatti d’ira incontrollati: «Era possessivo, non potevo parlare con nessuno né uscire; quando litigavamo, in due o tre occasioni, è partito anche qualche schiaffo», ha dichiarato, aggiungendo di non averne mai fatto parola con Zoe, la quale però, e questo è un particolare che ora gli investigatori valutano con attenzione, nutriva già una diffidenza istintiva verso di lui -3-8. Nicole ha anche ricordato l’episodio dei vetri infranti nella stanza, una reazione spropositata seguita a un banale litigio con il fratello, quasi a suggerire una fragilità che preludeva all’esplosione di violenza -3.

Amici sotto esame e una telefonata nel vuoto

Nelle carte dell’inchiesta, accanto alla posizione del fermato, cominciano a delinearsi anche le zone d’ombra che avvolgono alcuni dei giovani che quella sera condividevano con Zoe e Alex lo spazio della festa e della passeggiata. I verbali di interrogatorio, letti con meticolosità dal gip prima di sciogliere la riserva sulla convalida, avrebbero fatto emergere contraddizioni e incertezze nelle ricostruzioni fornite dal gruppo di amici che, dopo l’allontanamento della coppia, si mise alla ricerca della diciassettenne -4. Dissonanze che non implicano, è bene chiarirlo, alcun addebito, ma che gli inquirenti sono tenuti a vagliare per restituire coerenza a una sequenza temporale ancora piena di strappi.

Resta, come una ferita aperta e irrimediabile, la telefonata che Zoe tentò di fare all’amica Nicole intorno alle 23.30, proprio mentre si allontanava con Alex. Una chiamata partita, una notifica apparsa sul display del destinatario, e poi il vuoto: Nicole dormiva già, e quella sveglia non suonò mai -8. «Non me lo perdono», ha ripetuto più volte la ragazza, schiacciata dal peso di un senso di colpa che nessuna indagine potrà alleviare. E mentre gli inquirenti setacciano i flussi digitali dei telefonini sequestrati – chat, geolocalizzazioni, contatti –, alla ricerca di quel frammento di verità che sola la tecnologia può oggi certificare, la cronaca registra anche un altro, silenzioso allontanamento.

La famiglia di Alex si allontana, i funerali di Zoe attendono il rito civile

La madre e i tre fratelli di Alex Manna, che da anni abitano in una cascina sulle colline di Montegrosso d’Asti e che avevano gestito un noto esercizio pubblico nel paese, hanno lasciato la loro casa. Destinazione e luogo di rifugio non sono stati resi noti; l’avvocato Iorianni ha riferito di minacce telefoniche ricevute, un clima di ostilità che ha reso la permanenza in quei luoghi – gli stessi in cui Zoe era cresciuta e lavorava – semplicemente insostenibile -4. Un esodo silenzioso che segue di poche ore la decisione del giudice e che restituisce la temperatura di una tensione diffusa, sebbene sulle esatte modalità di queste pressioni gli investigatori mantengano per ora il massimo riserbo.

Nel frattempo, sabato mattina alle 10.30, la chiesa di Sant’Ippolito in piazza XX Settembre a Nizza Monferrato si prepara ad accogliere il feretro di Zoe. L’autorità giudiziaria, ottenuto il nulla osta dopo l’esame autoptico, ha rilasciato la salma alla famiglia -5. Il sindaco Simone Nosenzo, che nei giorni scorsi aveva annunciato il lutto cittadino, ha voluto che l’intera cittadinanza potesse rendere omaggio a quella ragazza solare che sognava di fare la psicologa e che fino a due mesi fa serviva caffè al bar della stazione -10. Sarà un addio formale, certo, ma anche l’unico contrappunto civile possibile a una notte di cui quaranta minuti restano, e forse resteranno per sempre, indicibili.

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