LG, l'inchiesta sulle smart TV e la linea sottile tra funzione e sorveglianza
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Redazione Scienza e Tecnologia
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La polemica esplosa in rete nelle ultime settimane attorno alle smart TV LG merita di essere ricondotta ai fatti, perché la distinzione tra potenziali vulnerabilità e comportamenti effettivi delle piattaforme pubblicitarie è meno netta di quanto molti titoli abbiano lasciato intendere. Il punto di partenza è un’inchiesta pubblicata dal canale YouTube Gamers Nexus, realizzata in collaborazione con Level1Techs e ricercatori di sicurezza indipendenti, che ha analizzato il comportamento di alcuni modelli OLED LG tra cui il G5.
L’indagine, durata circa 135 minuti, ha documentato un’attività di raccolta dati che va oltre il semplice riconoscimento automatico dei contenuti e che ha sollevato interrogativi sulle modalità con cui i televisori gestiscono connessioni di rete e funzionalità vocali.
La scansione della rete domestica
Uno degli aspetti più documentati riguarda la capacità dei televisori di scansionare la rete locale alla ricerca di dispositivi estranei all’utilizzo dello schermo. Durante i test, condotti con l’ausilio del programma di analisi Wireshark, il G5 OLED ha individuato decine di apparecchi, inclusi smartphone e smartwatch appartenenti a persone che non stavano interagendo con il televisore e che non erano a conoscenza del test in corso.
La scansione non si sarebbe limitata agli indirizzi IP interni, ma avrebbe raccolto anche i nomi delle reti Wi-Fi circostanti, l’intensità del segnale e informazioni di geolocalizzazione. Secondo i ricercatori, questi dati alimenterebbero LG Ad Solutions, la divisione pubblicitaria dell’azienda, che dichiara di avere accesso a circa 363 milioni di dispositivi secondari indirizzabili negli Stati Uniti, a fronte di 216 milioni di smart TV vendute nel mondo.
Il microfono in standby e le vulnerabilità di webOS
L’aspetto che ha suscitato maggiore allarme riguarda il comportamento del microfono. Durante le prove in laboratorio, i ricercatori hanno riferito di aver ottenuto una cattura audio pulita dall’ambiente circostante mentre lo schermo appariva spento e il televisore si trovava in modalità standby. Inoltre, disconnettendo il televisore dalla rete Ethernet, il dispositivo avrebbe continuato a memorizzare localmente gli input vocali, per poi caricarli una volta ripristinata la connessione.
A questo si aggiunge il fatto che l’inchiesta ha documentato vulnerabilità di esecuzione di codice da remoto all’interno di webOS, il sistema operativo delle smart TV LG. Tali falle, attualmente oggetto di un processo di divulgazione responsabile, potrebbero consentire a un attaccante di assumere il controllo di alcune funzionalità del televisore, incluso l’accesso alle registrazioni memorizzate.
La posizione di LG
LG ha respinto le accuse con una dichiarazione ufficiale, sostenendo che “le affermazioni contenute nel video pubblicato di recente non sono vere”. Secondo l’azienda, i televisori LG elaborano dati vocali solo quando l’utente preme e tiene premuto il pulsante del microfono sul telecomando oppure quando viene riconosciuta una parola di attivazione come “Hi LG”, dopo che l’utente ha abilitato la funzione di riconoscimento vocale a distanza.
Al di fuori di questi casi, i televisori non raccolgono né registrano conversazioni ambientali, e se la parola di attivazione non viene riconosciuta, nessun dato vocale viene trasmesso ai server, poiché l’elaborazione avviene localmente e l’audio viene immediatamente eliminato. LG ha inoltre confermato che i televisori scansionano la rete per individuare dispositivi compatibili, definendo questa capacità una funzione standard comune alle smart TV e ai dispositivi per la casa intelligente.
Quanto al sistema di riconoscimento automatico dei contenuti, l’azienda ha precisato che si tratta di una funzionalità opzionale, che non viene utilizzata per finalità pubblicitarie se l’utente non presta il consenso.
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