Furlani nel mirino, lo sfottò degli interisti prima della finale: “Resta con noi”
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Redazione Sport
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Mentre la stagione del Milan si gioca le sue residue speranze di Champions League nelle ultime due partite contro Genoa e Cagliari – due vittorie che servirebbero a evitare una débâcle europea – un’altra Milano, quella nerazzurra, si prepara a incassare il secondo trofeo stagionale dopo lo scudetto conquistato con quattro turni d’anticipo. Sullo sfondo della finale di Coppa Italia contro la Lazio, giocata all’Olimpico, i sostenitori dell’Inter hanno trovato il modo di trasformare la loro trasferta capitolina in un’occasione per pungere i cugini, approfittando della crisi aperta in casa rossonera. Non è un semplice sfottò da curva, ma una messa in scena studiata: alcuni di loro si sono presentati fuori dallo stadio con uno striscione dal testo eloquente, “Giorgio Furlani resta con noi”, un’ironia che fa leva proprio sulla contestazione che da settimane tormenta l’amministratore delegato del Milan.
La contestazione interna e il caso Kalulu
Il mirino dei tifosi rossoneri, va detto, non è un fenomeno improvviso. Nelle ultime giornate di campionato la tribuna dello stadio ha ospitato una coreografia umana inequivocabile, con la scritta “Gf Out” a indicare la volontà di un cambio al vertice. A farne le spese, oltre alla figura di Furlani, è anche la gestione di alcune vicende tecniche, tra cui il cosiddetto “caso rosso” legato a Kalulu – un affare di mercato o di minutaggio che ha alimentato malumori. La contestazione, dunque, non è solo un’onda emotiva, ma si articola su più livelli: societario, dirigenziale e sportivo. In questo clima, il gesto dei tifosi interisti a Roma diventa una sorta di controcanto beffardo: loro non vogliono Furlani fuori, semmai desiderano che resti al suo posto, proprio per perpetuare le difficoltà altrui.
Biasin e il giudizio sull’ad rossonero
Nel caos che avvolge il club di via Aldo Rossi, il giornalista Fabrizio Biasin ha dedicato un passaggio del suo editoriale su Tuttomercatoweb.com a Furlani, descrivendo la situazione come “caotica che di più non si può”. Le sue parole, riportate senza filtri, mettono l’accento su un aspetto preciso: “Furlani sembra non avere contezza della cosa più importante dello sport: l’ambizione”. Un’accusa pesante, quella di Biasin, perché non riguarda singoli errori di mercato o scelte tecniche discutibili, ma la percezione di una direzione priva di slancio. Il Milan – prosegue implicitamente il ragionamento – appare privo di una bussola strategica, e la contestazione dei tifosi ne è il riflesso più evidente, anche se nessuno, tra i cronisti presenti, ha potuto registrare smentite ufficiali immediate da parte del diretto interessato.
Lo sfottò come specchio di due stagioni opposte
La coincidenza temporale tra la finale dell’Inter e la lotta disperata del Milan per un posto in Champions League offre un contraltare drammatico. Da una parte una squadra che vince e può permettersi di ironizzare, dall’altra una che arranca e vede i propri dirigenti bersagliati da striscioni umani e cori. Lo striscione esposto all’esterno dell’Olimpico non è solo un gesto di tifo goliardico, ma una fotografia sociale: il calcio milanese, per la prima volta dopo anni, ha invertito le polarità. I tifosi nerazzurri giunti nella Capitale per sostenere la propria squadra contro la Lazio – altra finalista determinata – hanno colto l’occasione per ribadire un concetto semplice: la debolezza altrui è un’ottima alleata. Nessuna violenza, nessuno strappo: solo un telo con una frase che suona come una carezza avvelenata.
I video diffusi da ‘Sportitalia’ e la cronaca del malcontento
A documentare la scena ci hanno pensato le immagini circolate grazie a ‘Sportitalia’, che hanno mostrato il gruppo di sostenitori nerazzurri mentre esponeva lo striscione nei pressi dello stadio. Nei video non compaiono atti di intolleranza, né riferimenti espliciti ad altre vicende giudiziarie o extracalcistiche: il focus è tutto sulla presa in giro, asciutta e quasi elegante nella sua cattiveria. Dal canto loro, i tifosi milanisti – che nel frattempo tengono d’occhio la trasferta di Genoa e poi l’ultima gara con il Cagliari – non hanno replicato in modo organizzato, presi come sono dalle beghe interne. Resta il fatto che l’amministratore delegato Furlani, finito nel mirino incrociato di contestatori e ironisti, rappresenta oggi il simbolo di un’annata che si chiude senza allori e con più ombre che luci. La qualificazione in Champions, se arriverà, potrebbe attenuare i toni; se non arriverà, il “Gf Out” rischia di diventare una richiesta non più solo coreografica.




