La zona di interesse, il film che racconta l'abisso dietro il giardino
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Redazione Cultura e Spettacolo
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«Non ero estraneo al bagliore del lampo; non ero estraneo al fragore del tuono»: così Martin Amis iniziava il romanzo che ha ispirato uno dei film più discussi e acclamati dell'anno, capace di narrare l'indicibile attraverso il silenzio assordante della normalità. Jonathan Glazer, regista dalla cifra autoriale inconfondibile, ha tratto da quelle pagine un'opera cinematografica di rara potenza, vincitrice del Gran premio della giuria a Cannes e ora tra i favoriti per l'Oscar come miglior film internazionale. La pellicola, presentata in anteprima nazionale alla Festa del cinema di Roma, approda in televisione in un passaggio dal valore non solo culturale ma anche profondamente civile, scelto dalla Direzione Cinema e Serie Tv della Rai per aprire una programmazione dedicata alla Memoria.
Il paradosso della vita ordinaria ai confini dell'inferno
Ciò che distingue il lavoro di Glazer, e che ne ha decretato il successo di critica conquistando premi come l'EFA e il BAFTA, è la scelta radicale di mostrare l'Olocausto attraverso il suo riflesso distorto, negato, nelle esistenze di chi lo amministrava. La macchina da presa, infatti, non entra quasi mai nel campo di sterminio di Auschwitz, preferendo indugiare sulla villa con giardino e piscina dove il comandante del lager viveva con la propria famiglia. Si costruisce così un racconto dell'orrore per assenza, per contrasto stridente, dove il rumore di fondo delle camere a gas e dei forni crematori diventa la colonna sonora di picnic, serate di gala e cure parentali. Una scelta stilistica, questa, che costringe lo spettatore a un ascolto attivo e doloroso, a porsi domande scomode su come il male estremo possa coesistere, in uno stesso individuo, con gesti di apparente tenerezza domestica.
La programmazione Rai per non dimenticare
Proprio per il suo approccio inedito e profondamente inquietante, "La zona di interesse" è stato selezionato per aprire il palinsesto speciale che Rai 3 dedica al Giorno della Memoria, in onda in prima visione assoluta sul canale generale. La messa in onda del film, prevista per la serata del 23 gennaio, precede di pochi giorni le commemorazioni del 27 gennaio, data simbolo della liberazione del campo di Auschwitz-Birkenau, e introduce una serie di proposte cinematografiche e televisive che la Rai ha voluto raccogliere per mantenere viva la riflessione sulla Shoah. Un'iniziativa che riconosce nel mezzo televisivo, nella sua accessibilità, uno strumento potente per raggiungere un pubblico ampio e diversificato, offrendo un'opera che lo stesso Steven Spielberg ha definito il miglior film sull'Olocausto visto dopo il proprio "Schindler's List".
Un orrore narrato dal punto di vista degli aguzzini
La forza del film risiede proprio nella sua rigorosa focalizzazione, nel rifiutare qualsiasi sguardo diretto sulla sofferenza delle vittime per mostrare, invece, la banalità quotidiana dei carnefici. Glazer costruisce un'atmosfera claustrofobica e disturbante attraverso una regia minimalista, che si affida a campi lunghi, suoni off e una recitazione volutamente distaccata. L'orrore, così, non viene mai mostrato in modo esplicito ma è costantemente evocato, percepibile in lontananza come un brusio minaccioso che interrompe le conversazioni o nei fumi che si alzano oltre il muro del giardino. Questo approccio, che ha suscitato un dibattito intenso sulla rappresentabilità della Shoah, sposta l'indagine dalla dimensione storica a quella, forse ancor più insidiosa, psicologica e morale, interrogandosi sui meccanismi di rimozione e normalizzazione che resero possibile lo sterminio.




