Alle Molinette asportato tumore alla prostata con robot e paziente sveglio

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Per la prima volta in Italia, un uomo è stato sottoposto a un intervento di prostatectomia radicale restando completamente sveglio, mentre i chirurghi, servendosi di una tecnologia robotica all’avanguardia, asportavano la ghiandola colpita da un tumore localizzato attraverso una singola incisione di appena tre centimetri e mezzo. L’operazione, che segna una svolta nel panorama chirurgico nazionale, è stata portata a termine presso la Clinica Urologica dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino, un centro che consolida così la sua reputazione in ambito di innovazione urologica. A guidare la procedura è stato il professor Paolo Gontero, affiancato dal dottor Giorgio Calleris, i quali hanno potuto contare sulla nuova piattaforma robotica single-port, di recente acquisizione grazie a una donazione della Fondazione CRT.

La tecnica operatoria e l’impiego della realtà virtuale

Ciò che rende unico questo intervento, al di là dell’utilizzo del robot che permette una precisione millimetrica, è la combinazione di anestesia loco-regionale e di un visore per la realtà virtuale, che è stato fornito al paziente per distrarlo e rilassarlo durante l’operazione. Mentre il robot, manovrato dai medici, agiva attraverso un’unica e minima incisione periombelicale, l’uomo non ha percepito alcun fastidio, restando immerso in un ambiente digitale che lo ha isolato psicologicamente dallo scenario operatorio. L’approccio single-port, del resto, rappresenta un’evoluzione significativa rispetto ai sistemi robotici multi-braccio tradizionali, i quali richiedono diverse incisioni sull’addome; una tecnica, questa, che promette di ridurre ulteriormente il trauma chirurgico e di accelerare il recupero post-operatorio.

Il contesto clinico e i vantaggi della metodica

La scelta di eseguire l’intervento in anestesia locale, una pratica non comune per procedure di tale complessità, è stata valutata in base alle condizioni cliniche specifiche del paziente, per le quali l’anestesia generale avrebbe potuto costituire un rischio non trascurabile. La prostatectomia radicale, che rimane l’opzione terapeutica standard per i carcinomi prostatici confinati, viene in questo modo adattata a esigenze individuali, dimostrando una flessibilità clinica notevole. L’integrazione della realtà virtuale, poi, non è una mera curiosità tecnologica, bensì uno strumento attivo per la gestione dell’ansia e del dolore, il cui impiego in sala operatoria sta aprendo nuove prospettive nel rapporto tra paziente e équipe chirurgica.

Le implicazioni per il futuro della chirurgia

Il successo di questa procedura, definita dall’ospedale stesso come un “traguardo pionieristico”, non sta soltanto nel gesto tecnico in sé, ma nell’aver fuso componenti tecnologiche disparate – robotica, realtà virtuale e anestesiologia – in un protocollo coerente e sicuro. L’aver evitato l’anestesia generale, con tutti i suoi potenziali effetti collaterali, per un intervento di così alto profilo, indica una strada percorribile per quei pazienti fragili che, fino a ieri, non erano candidati ideali per la chirurgia robotica. Se ne ricava, in definitiva, un modello di intervento che unisce l’eccellenza tecnica a una maggiore attenzione al benessere psicofisico della persona, due aspetti che, sebbene distinti, concorrono insieme al successo del trattamento.

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