Palasport, il supermercato sarà della Coop: la trattativa è solo tra privati
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Redazione Economia
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Il cambio di gestione nel punto vendita integrato nel nuovo Palasport, quello che molti continuano a chiamare il "cubotto" di Renzo Piano al Waterfront di Levante, diventa un caso politico oltre che commerciale. Mentre Coop Liguria, attraverso una nota ufficiale, ha ratificato l'acquisizione dello spazio dopo la rinuncia di Esselunga, l'amministrazione comunale guidata dalla sindaca tenta di tenere la vicenda fuori dalle polemiche da consiglio. Secondo quanto dichiarato dall'assessore competente, si tratterebbe infatti di una mera "trattativa tra privati", sulla quale il Comune non avrebbe potuto né dovuto interferire, pur avendo ribadito con forza l'importanza di rispettare il "tematismo delle eccellenze del territorio" previsto per l'intera area.
La rivendicazione politica del centrodestra
Da quel lato dello schieramento, però, la questione viene interpretata in modo diametralmente opposto, trasformando un passaggio di proprietà in un'occasione per rilanciare la narrazione sull'intera operazione di riqualificazione. L'ex vicesindaco, che rivendica la paternità politica del progetto, non solo applaude la scelta del presidente Pittalis, definendola "una scelta di giustizia per il waterfront", ma coglie l'occasione per sollecitare l'attuale giunta a completare i lavori del cantiere "senza ulteriori indugi", in un chiaro riferimento alle note vicende che hanno coinvolto la Corte dei Conti. La cooperativa, dal canto suo, parla esplicitamente di un investimento strategico per "far parte della rinascita di una zona molto importante", promettendo di destinare i suoi milleduecento metri quadrati di vendita a una vetrina privilegiata per i prodotti liguri.
Un investimento per il territorio
L'apertura, prevista entro la prossima primavera, si configura quindi non come un semplice cambio d'insegna, ma come un tassello nella partita più ampia sul futuro di quell'area portuale. Coop Liguria, del resto, insiste molto sul concetto di valorizzazione mirata, sottolineando come la scelta del Consiglio di Amministrazione sia stata dettata dall'opportunità di inserirsi in un progetto architettonico e urbano destinato a diventare polo d'attrazione. La sindaca, pur non entrando nel merito delle scelte commerciali, tiene a marcare la distinzione tra il piano degli investitori privati e il dovere dell'ente pubblico, che resta quello di vigilare sul rispetto degli indirizzi generali senza deroghe, soprattutto in un'opera simbolica e discussa come quella.
Due narrazioni parallele
Il rumore sollevato dall'operazione, insomma, finisce per scorrere lungo due binari che raramente si incontrano. Da una parte si cerca di circoscrivere l'accaduto alla normalità degli affari, quasi a smorzarne la caratura politica; dall'altra, invece, si utilizza quella stessa normalità per accendere i riflettori su promesse, ritardi e visioni contrapposte riguardo a tutto il waterfront. Al di là delle dichiarazioni, resta il fatto che un supermercato di quella dimensione, in un contenitore di tale valore architettonico, non sarà mai un esercizio commerciale come gli altri, rappresentando piuttosto un banco di prova concreto per la capacità di attrarre flussi e di onorare l'impegno a fare dell'eccellenza locale il vero motore della rivitalizzazione.




