Putin come Zelensky, la guerra stanca e i negoziati ripartono da Abu Dhabi
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Redazione Esteri
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La strada che dalle trincee porta al tavolo della pace, come ha evidenziato il Cremlino dopo i colloqui negli Emirati Arabi, si prospetta lunga e impervia. L’unico dato incoraggiante, che ha convinto entrambi i contendenti a sedersi nuovamente, risiede in una consapevolezza ormai diffusa: l’opinione pubblica internazionale, dopo un conflitto che per durata ha superato l’impegno bellico dell’Unione Sovietica nella Seconda guerra mondiale, è stanca. Questo sentimento, che costituisce una pressione politica non trascurabile, sembra aver reso il clima ad Abu Dhabi “costruttivo”, per usare le parole dei partecipanti, aprendo uno spiraglio sebbene il lieto fine non sia affatto garantito.
Il nodo irrisolto e la formula sul tavolo
Dei circa venti punti che erano all’ordine del giorno delle trattative, molti dei quali hanno trovato una composizione, ne è rimasto sostanzialmente uno, ma di quelli che separano in maniera netta le posizioni: la questione territoriale. Su questo aspetto, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha ribadito la linea di Mosca, indicando come unica base negoziale la cosiddetta Formula di Anchorage, definita durante l’incontro di agosto tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Tale formula, che rappresenta la conditio sine qua non per Mosca, implicherebbe il passaggio dell’intera regione del Donbass sotto controllo russo e il congelamento del fronte lungo le linee attuali nelle regioni di Kherson e Zaporizhzhia, punti che Kiev ha finora respinto con fermezza.
Le mosse di Kiev e la frattura con Bruxelles
Dal canto suo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, pur definendo positivamente i colloqui e annunciando una bozza pronta sulle garanzie di sicurezza per il paese, mantiene un obiettivo strategico chiaro: l’adesione all’Unione Europea, per la quale si dice pronto entro il 2027. Una prospettiva che, mentre i negoziati procedono, si scontra con un inasprimento verbale tra Mosca e Bruxelles, dove il portavoce Peskov ha attaccato la leadership europea, definendola composta da “funzionari incompetenti” e aggiungendo che la Russia “non discuterà mai nulla” con il capo della diplomazia dell’Unione.
Il percorso accidentato verso una tregua
Nonostante la complessità degli argomenti, le delegazioni hanno concordato di incontrarsi nuovamente a breve, dopo aver riferito ai rispettivi leader. Zelensky ha spiegato che il tema cardine è stato quello dei “possibili parametri della fine della guerra”, una discussione che, seppur preliminare, segna un passo avanti rispetto allo stallo degli ultimi mesi. Il portavoce del Cremlino, pur esprimendo un giudizio positivo sull’avvio dei contatti trilaterali con gli Stati Uniti, ha però subito smorzato gli entusiasmi, avvertendo che sarebbe “un errore aspettarsi una alta efficacia dai primi contatti” e che “c’è ancora molto lavoro da fare”, delineando un orizzonte di trattative lente e faticose.




