Il saluto romano non è apologia di fascismo, stabilisce la Cassazione
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Redazione Interno
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Il saluto romano non costituisce apologia di fascismo se esibito in occasioni commemorative. Questo è quanto stabilito dalle Sezioni unite della Cassazione, che hanno disposto un nuovo processo di Appello nei confronti di otto militanti di estrema destra che avevano compiuto il saluto romano nel corso della commemorazione di Sergio Ramelli a Milano il 29 aprile 2016.
La legge Scelba e il saluto romano
La Cassazione ha stabilito che la legge applicabile nel caso proposto dal ricorso è la legge Scelba. Pertanto, in occasioni commemorative, esibire il saluto romano non costituisce reato a meno che il giudice non rilevi il pericolo di riorganizzazione del Partito Fascista.
La reazione alla sentenza
La decisione ha scatenato la sinistra. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha commentato la sentenza con un certo sprezzo, affermando che "si commenta da sola". Queste parole hanno suscitato l'indignazione dei compagni.
Il significato della sentenza
La decisione ribadisce un concetto che era in altre sentenze: sono rilevanti penalmente le manifestazioni di esaltazione fascista che hanno il concreto obiettivo di ricostruire il partito fascista. Questa decisione era molto attesa e farà comunque discutere, ma mette un confine più certo.




