Donna di 71 anni trovata morta nell'armadio a Tor Bella Monaca, il figlio 51enne confessa l'omicidio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte tra il 13 e il 14 agosto scorso, i carabinieri sono entrati in un appartamento al civico 10 di via Ferruccio Mengaroni, nel quartiere romano di Tor Bella Monaca, e hanno fatto una scoperta agghiacciante: il corpo senza vita di Iole Liberatori, 71 anni, nascosto all'interno di un armadio.

A dare l'allarme era stata la figlia della donna, preoccupata per il fatto di non riuscire a mettersi in contatto con la madre da oltre ventiquattr'ore; una preoccupazione che si è trasformata in dramma quando i militari, una volta varcata la soglia di casa, hanno trovato la pensionata già priva di vita, con il corpo parzialmente avvolto in lenzuola e la testa coperta da un sacchetto di plastica.

Il racconto del figlio e i segni sul corpo

Inizialmente, a giustificare la tragica scena, era stato il figlio della vittima, Andrea Morabito, 51 anni, a fornire una versione che apparve subito poco convincente agli occhi degli investigatori. L'uomo, che secondo quanto emerso sarebbe affetto da problemi di droga, aveva raccontato ai carabinieri che la madre era morta a causa di una caduta accidentale in casa, durante la quale avrebbe battuto violentemente la testa.

Tuttavia, il racconto del cinquantunenne non ha retto al vaglio dei rilievi effettuati sul posto: il corpo della donna presentava infatti segni di ferite e fratture sul volto e sul cranio, lesioni che mal si conciliavano con una banale caduta domestica e che facevano invece propendere per un intervento brutale di terzi. La scoperta del corpo occultato nell'armadio, inoltre, ha rappresentato per gli inquirenti un ulteriore elemento di forte sospetto, tale da rendere la posizione del figlio sempre più precaria.

La confessione e il movente

Di fronte alle evidenti incongruenze del suo racconto e alle prove raccolte dai militari, Andrea Morabito è infine crollato e ha confessato le proprie responsabilità davanti al pubblico ministero di turno della Procura di Roma. L'uomo, che è stato fermato con l'accusa di omicidio e occultamento di cadavere, ha ammesso di aver ucciso la madre Iole al culmine dell'ennesima lite scoppiata tra loro all'interno delle mura domestiche.

Stando a quanto ricostruito dagli investigatori, i rapporti tra madre e figlio erano da tempo segnati da continui e accesi litigi, probabilmente alimentati anche dalle condizioni di tossicodipendenza del cinquantunenne; un clima di tensione che, quella notte, avrebbe raggiunto il punto di rottura, spingendo l'uomo a compiere il gesto estremo per futili motivi.

Dopo aver ucciso la donna, Morabito avrebbe poi tentato di nasconderne il corpo nell'armadio, avvolgendolo in lenzuola e coprendogli il volto con un sacchetto, nel disperato e maldestro tentativo di cancellare le tracce del proprio crimine.

Le indagini e il quadro giudiziario

I carabinieri, che hanno condotto le indagini sin dai primi momenti dopo il ritrovamento, hanno provveduto a mettere in sicurezza la scena del crimine e a raccogliere tutti gli elementi utili a ricostruire l'esatta dinamica dell'accaduto.

La confessione di Morabito, sebbene costituisca un elemento di primaria importanza, dovrà essere vagliata e confermata dai successivi accertamenti tecnici e scientifici, tra cui l'autopsia sul corpo della vittima, che sarà effettuata nei prossimi giorni per stabilire con certezza le cause del decesso e la compatibilità delle lesioni con quanto dichiarato dall'uomo.

Al momento, il figlio della donna è stato posto in stato di fermo e si trova a disposizione dell'autorità giudiziaria, mentre la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio volontario; l'iter processuale che si prospetta per il cinquantunenne appare dunque segnato da una pesante accusa, alla luce della drammaticità dei fatti e del tentativo di occultamento che ha aggravato ulteriormente la sua posizione.

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