Trudeau si dimette, il Canada verso una doppia transizione
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Redazione Esteri
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Dopo dieci anni di governo, Justin Trudeau ha annunciato le sue dimissioni come leader del Partito Liberale canadese, carica che ricopriva dal 2013. La decisione, comunicata in una conferenza stampa, è stata dettata dalla crisi del suo governo di minoranza, aggravata dall'uscita del partito NDP che lo sosteneva esternamente e dalle dimissioni della vice premier e ministra delle finanze Chrystia Freeland, in disaccordo sulla risposta alla minaccia di dazi imposti da Donald Trump.
L'ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non ha perso tempo per attaccare Trudeau, accusandolo di aver lasciato l'incarico a causa delle tariffe commerciali. In un post su Truth, Trump ha scritto che molte persone in Canada amerebbero essere il 51esimo Stato americano, sostenendo che l'unione con gli Stati Uniti eliminerebbe le tariffe e ridurrebbe significativamente le tasse. Inoltre, ha sottolineato che il Canada sarebbe più sicuro dalle minacce delle navi russe e cinesi che lo circondano costantemente.
Le dimissioni di Trudeau segnano la fine di un'era per il Canada, che ora si trova ad affrontare una doppia transizione: quella all'interno del Partito Liberale e quella politica, in vista delle prossime elezioni federali. La reazione di Trump, che ha accusato Trudeau di aver lasciato l'incarico a causa dei dazi, ha suscitato immediate polemiche. Tuttavia, il premier dimissionario ha ribadito che la sua decisione è stata presa nell'interesse del Paese, per permettere al Partito Liberale di riorganizzarsi e affrontare al meglio le sfide future.
In questo contesto, il Canada si prepara a una fase di incertezza politica, con la necessità di trovare un nuovo leader per il Partito Liberale e di affrontare le elezioni federali.




